Variati&C contro Renzi: qualcuno avvisi la Moretti

Associazione Nazionale Comuni Italiani, settembre 2011, a proposito dei tagli lineari del governo: «I tagli ed il patto di stabilità bloccano ogni possibilità di migliorare le città ed i municipi e obbligano a scegliere fra aumento della pressione fiscale e riduzione dei servizi. Tutto questo porterà ad una ulteriore contrazione e della crescita e renderà ancora più poveri i cittadini». Fra i sottoscrittori un tale Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che chiosava: «Il governo ha mostrato i suoi limiti. Lo dimostra il fatto che la protesta, alla quale ha aderito anche il Comune di Firenze, vede insieme tutti gli amministratori. Se perfino gli amministratori di centrodestra si lamentano di questa manovra, fossi il governo un pensierino ce lo farei. Così si mettono le mani nelle tasche dei cittadini».

Achille Variati, sindaco di Vicenza e presidente della Provincia di Vicenza, Partito Democratico: «I tagli lineari agli enti locali sono la cosa più facile da fare. Spero che ci siano margini di modifica perché se si dovessero confermare le prime impressioni sui tagli, il rischio è che l’intero sistema collassi. Ulteriori tagli ai bilanci comunali si tradurranno in tagli ai servizi, cioè in tagli alle fasce più povere della popolazione». Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano, Partito Democratico: «on possiamo chiedere ai cittadini ulteriori sacrifici economici per garantire i servizi e non possiamo nemmeno tagliare i servizi. In pratica, se si confermano questi tagli ai trasferimenti, restiamo paralizzati. È come se ci avessero chiesto le dimissioni in blocco». Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e della Conferenza Regioni, Partito Democratico: «La manovra così come si configura è insostenibile, a meno che non si incida sulla spesa sanitaria o con maggiori entrate. Abbiamo dato intesa sul Patto per la Salute e il Fondo sanitario: il Patto viene così meno. Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica ma usando risorse che sono di altri enti: l’elemento incrina un rapporto di lealtà istituzionale e di pari dignità. Piuttosto che aumentare l’Irap lascio l’incarico».
Direbbe il Renzi del 2011: se perfino gli amministratori di centrosinistra protestano contro questa finanziaria, fossi il governo un pensierino ce lo farei. Il Renzi del 2014 è al governo, e il pensierino non l’ha fatto. Anzi, ha fatto come il Berlusconi del 2011 e il Monti del 2012: ha chiesto che le Regioni a statuto ordinario rinuncino a 3,45 miliardi di euro annui, che le Province contribuiscano con 1 miliardo di euro nel 2015, con 2 miliardi nel 2016 e con 3 miliardi nel 2017, e che i Comuni dimagriscano di 1,2 miliardi di euro (a fronte di 1 miliardo di allentamento del Patto di Stabilità interno: praticamente la stessa cifra).

Le altre volte era andata così: annunci di rivolte di massa, manifestazioni a Roma con tanto di fascia tricolore, promesse di sfracelli e, ça va sans dire, di dimissioni. Nessuno s’è mai dimesso, né le ribellioni si sono mai concretizzate. Oggi il governatore leghista veneto Luca Zaia dice di voler impugnare legalmente la manovra ammazza-enti locali: mah, vedremo. Parole, chiacchiere, dichiarazioni a iosa. Immancabile la ciarliera Ale Moretti, che sui quotidiani Finegil di oggi, unica al mondo difende i tagli: ci sono sprechi da eliminare, dice, ed è giusto che gli enti locali facciano la loro parte. Il Renzi del 2011 le direbbe di fermarsi a fare un pensierino. Ma è proprio questo il problema.

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