Veneto power: mappa dei poteri forti/2

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Cosa si muove nell’ovattato mondo dei poteri forti veneti? Ieri Vvox ha pubblicato un primo approfondimento sulla materia. Oggi continuiamo il nostro viaggio.

A Padova, vero cuore finanziario della regione, il nome più altisonante è sicuramente quello della famiglia Chiarotto. Questa vanta partecipazioni di peso o addirittura di maggioranza assoluta in una galassia in cui spiccano Fip, Mantovani, Antonveneta e Deltaerre, con una Mantovani, vera pigliatutto per quanto riguarda il mondo delle grandi opere pubbliche regionali, autostrade in primis. La famiglia Chiarotto in realtà ha sempre cercato di apparire poco, ma il suo peso specifico è enorme. Soprattutto in ragione delle altolocate entrature in Vaticano, in parte indebolitesi dopo l’avvento di Papa Francesco. I Chiarotto per di più vantano un presidio di primissimo piano in seno alla Deltaerre. Si tratta di un nome che dice poco ai non addetti ai lavori. In realtà è una potentissima società finanziaria che grazie allo strumento fiduciario è da anni il vero crocevia delle partecipazioni e degli affari che contano nel Veneto. Partner strategico di Deltaerre è stata per anni Veneto Banca, centro di potere bancario rivale della Popolare vicentina. Come racconta il Corsera, in Deltaerre stazionano o sono transitati uomini di primo piano della finanza lombardo-veneta in buona sintonia con l’economia cattolica di centrodestra (ma non solo), come Ennio Doris, Emilio Gnutti, Francesco Micheli, Ferdinando Renè Caovilla, Paolo Sinigaglia e appunto Remo Chiarotto. Il cui gruppo sempre nella città del Santo è al centro di un duro contenzioso penale per i brevetti delle cerniere del Mose.

Rimbalzando di città in città, di banca in banca si arriva sino al capoluogo veneto. In laguna svetta la fondazione della Cassa di Risparmio di Venezia, oggi Fondazione Venezia, che vede come dominus l’ex socialista di ferro Giuliano Segre, amico dell’ex ministro degli esteri Gianni De Michelis (Psi) e marito di Laura Fincato. Ex sottosegretaria, ex assessore al territorio a Venezia, ex consigliere comunale nella natìa Vicenza, l’ex prima donna del Psi veneto, ha anche avuto un ruolo di primo piano nel comitato Venezia Expo 2015, nel quale figura tra gli altri Matteo Zoppas, vicepresidente di Confindustria Venezia, nonché astro della omonima famiglia di industriali del ramo elettrodomestici.

E se i Segre (che fra l’altro godono di grande prestigio presso la comunità ebraica veneta) rappresentano l’eredità del Psi in salsa laica, nell’alveo della ex Dc invece si trova un’altra eminenza grigia, neanche tanto grigia per vero, del potere veneto e veneziano. Si tratta di Paolo Costa, numero uno dell’ente portuale veneziano ed esponente del Partito Democratico. Ex sindaco della città di Marco Polo, la sua temuta influenza arriva diretta sino ai palazzi romani, vaticani inclusi, anche in ragione di una storica vicinanza col patriarcato veneziano: soprattutto con l’ex patriarca Angelo Scola, considerato a torto o a ragione il vero Richelieu della politica veneta, quella che conta e che ha un rapporto diretto col mondo degli affari veri a partire dalla galassia padovana. Un ruolo di primo piano, quello di Scola, che le attuali gerarchie venete non sanno o non vogliono più mantenere.

Non poteva non mancare Confindustria nel suo complesso, con alcune sue sezioni molto influenti come quella degli edili, dei conciatori, ma soprattutto dei cavatori; raggruppamento che da anni riesce ad indirizzare le scelte dell’amministrazione regionale (capitanata dal leghista Luca Zaia) in materia ambientale con un’azione lobbistica particolarmente pervasiva: vedi recente ennesima bocciatura della pianificazione delle cave-groviera. In generale, tuttavia, il presidente confindustriale veneto Roberto Zuccato fa una fatica improba a dare una direzione unica al rissoso mondo degli imprenditori di queste lande, ricche e produttive ma che, nonostante la crisi, restano individualiste e campaniliste. Niente paura: ci pensa già la politica a lisciar loro il pelo, a volte giocando palesemente all’illusionista con l’industriale di turno dall’invaghimento facile (vedi l’innamoramento per Renzi e il suo governo di sinistra che fa politiche di destra).

Il Veneto, pur con la guerra fredda finita da un pezzo, va anche considerato sotto il profilo geo-strategico. In quest’ottica non si possono dimenticare gli insediamenti militari americani o riferibili alla Nato, che soprattutto nel Vicentino, nel Veronese e nel Trevigiano, costituiscono degli avamposti di primo livello. E il peso degli Usa, quando serve, si sente e come, basti pensare alla vicenda della Ederle bis proprio a Vicenza. Non è un caso infatti che proprio i gruppi berici Gemmo e Maltauro risultino partner dell’esercito americano in molti progetti.

In terra veronese invece continua a tessere le fila dell’economia locale, e in parte di quella vicentina, la Fondazione Cariverona. A capo dell’ammiraglia della finanza scaligera c’è Paolo Biasi, in simbiosi di comodo con il sindaco leghista Flavio Tosi. Relativamente a Biasi è interessante sottolineare la sua vicinanza all’Opus Dei. Così, quanto meno, riferisce Emanuela Provera nel suo libro “Dentro l’Opus Dei” nel quale a pagina 95 si legge: «L’Opus Dei, infatti, è in parte composta da dinastie che tramandano la loro appartenenza da una generazione all’altra. Come Giovanna e Giovanni Biasi, sposati con undici figli, membri soprannumerari di Verona. Giovanni è imprenditore, insieme al fratello Paolo, della Biasi Spa, fondata dal padre Leopoldo. Paolo è il noto presidente di Fondazione Cariverona». La prelatura fondata da Josemaría Escrivá de Balaguer è una presenza viva anche a Vicenza, città in cui viene dato per vicino all’osservanza opusiana l’avvocato Maurizio Borra, già esponente locale di Forza Italia ed ex advisor Aim, legato ad uno dei costruttori locali più importanti, l’architetto Gaetano Ingui.

Lo stesso rapporto simbiotico tra Paolo Biasi e Tosi per certi versi ha caratterizzato anche Treviso, fra la Cassamarca presieduta da Dino De Poli e i locali big del Carroccio. Oggi l’anziano De Poli ha le sue belle gatte da pelare coi bilanci in difficoltà, ma in ogni caso quella special relationship s’è rotta: col sindaco trevigiano, il democratico Giovanni Manildo c’è freddezza, i due “non si prendono”.

Last but not least va segnalato Cesare De Michelis, fratello di Gianni e presidente della Marsilio Editore (da tempo di proprietà del gruppo Rizzoli), deve la sua vasta influenza non solo ai contatti di primissimo piano, ma soprattutto ad un bagaglio culturale ed una erudizione che non ha pari nel Veneto. Un tesoro che la sua casa editrice ha messo a frutto fungendo spesso da faro per chi ritiene che il Veneto non sia solo terra di “schei”.

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