Mattiazzo: profughi, niente muri. «Nel 2015 mi dimetto»

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Durante l’Assemblea d’apertura dell’anno pastorale il vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, ha usato parole forti sui temi di attualità che si impongono all’attenzione della chiesa.

«Attorno alle sorgenti della fede: matrimonio e famiglia, vorticano situazioni di povertà e disagio sociale, la persistente disoccupazione, la presenza di immigrati con cultura e religione diverse, il dramma dei profughi che fuggono dagli orrori della guerra e da condizioni di vita disumana. Possiamo dire – si chiede il vescovo di Padova – nel nome di un amore di sé che può giungere al disprezzo di Dio: “A me che importa?” No, perché il bene più prezioso che ci è affidato è la carità, la carità che non ha paura di guardare l’altro negli occhi e di riconoscere la sua dignità, le sue necessità, le sue sofferenze. La carità non ignora la giustizia, ma non innalza muri, non frappone chiusure».

Mattiazzo ha poi spiegato che nella primavera del 2015, quando raggiungerà i 75 anni, darà le dimissioni da vescovo, che dovranno essere accettate o meno dal Papa. «L’Episcopato – ha concluso – è un sacramento e quindi una grazia necessaria per portare l’onere grave che comporta il suo esercizio».

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