Aboliamo i prefetti: 500 milioni risparmiati

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«Via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni! Il prefetto napoleonico se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde». Scriveva così, sulla Gazzetta ticinese il 17 luglio 1944, un certo Junius, nom de plume del principe del liberalismo italiano e futuro presidente della Repubblica, Luigi Einaudi. La primavera scorsa  il capo del governo Matteo Renzi aveva promesso di sfoltire le Prefetture, sulla scia del tentativo di accorpamento del predecessore Mario Monti. Ma poi ci si è concentrati sulla finta abolizione delle Province. Mentre le Prefetture, volendolo, si potrebbero abolire sul serio. E con una semplice legge ordinaria, visto che non sono previste dalla Costituzione: sono nient’altro che un residuo antistorico del centralismo sabaudo dell’Ottocento.

E invece sono sempre lì: 106 carrozzoni che costano 565 milioni di euro all’anno. L’80% dei loro bilanci se ne va in costi di personale (150-160 mila euro l’anno solo al prefetto). 1400 i dirigenti in tutto, con un rapporto fra loro e i dipendenti di 1 a 6, tre volte la media della pubblica amministrazione. Mediamente, costano 10 euro annui a cittadino, ma il peso varia molto da zona a zona: a Milano solo 3,89 euro a contribuente, a Torino 4,82, a Isernia 42,34, a Campobasso 25,08. In Veneto, Vicenza si attesta a 5 euro a cranio.

Ma al netto della virtuosità, le prefetture, sedi periferiche del governo centrale, sono inutili e anacronistiche. Inutili, perchè le sue funzioni (coordinamento forze dell’ordine, vigilanza sulla protezione civile, gestione tornate elettorali, rilascio porto d’armi, controllo degli organi amministrativi) potrebbero benissimo essere assorbite dagli enti locali, o da uffici distaccati del Ministero dell’Interno senza bisogno di tutti quegli staff (prefetto, viceprefetto, a volte viceprefetto aggiunto, con autisti, appartamenti di servizio, segreterie, capo di gabinetto, e impiegati, funzionari, palazzi ecc). Anacronistiche, perché se volessimo dare una buona volta il segno tangibile del decentramento federale, questa istituzione vetusta che tanto piaceva al regime fascista non avrebbe nessun senso. Il che implica non una riformetta per rosicchiare qualche risparmio, ma eliminarle tout court. Magari a Isernia ne risentirebbero. Ma non di certo in Veneto.

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