Nuovi analfabeti: tanto Facebook ma non sanno leggere

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Si definisce “analfabetismo funzionale“, secondo l’Enciclopedia Treccani, quell’incapacità di usare in modo efficace le competenze di base (lettura, scrittura e calcolo) per muoversi autonomamente nella società contemporanea. Secondo i dati diffusi dall’Ocse qualche mese fa tre italiani su dieci ricadrebbero all’interno di questa categoria: il nostro paese si classificherebbe così al primo posto fra tutti i paesi industrializzati.

«Se anche all’allarme corrispondesse un reale investimento dell’attuale Governo – si chiede la coordinatrice pedagogica Vanessa Niri su Wired – quale diga fermerà il crollo verticale della cultura degli italiani, se a chi ci deve rappresentare e a chi ci deve insegnare non si impone di essere più preparato, e non meno preparato, del proprio popolo, dei propri impiegati, o della propria classe? Non esiste cura, se i primi a rifiutare la complessità e l’approfondimento sono i nostri insegnanti, i nostri manager, i nostri politici.

I parametri Invalsi – continua Niri – sono diventati in fretta praticamente l’unica cosa che la scuola si preoccupa di insegnare, riducendo la lungimiranza dell’insegnamento alla verifica in programma, all’esame di fine anno. Ma cosa rimane fuori da una scuola sdraiata sui parametri Invalsi? Rimangono fuori proprio le competenze che fanno di una persona un cittadino attivo, e non un analfabeta funzionale: la capacità di scegliere un libro interessante, e di immergersi nella lettura, la scelta di comprare un quotidiano, la capacità di valutare le proposte economiche e politiche nella loro (grandissima) complessità».

 

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