Scilipoti in salsa grillina

«Qualche Scilipoti ce l’avremo anche noi, ce li stanno già portando via gli altri movimenti a cui siamo grati». Così nel febbraio 2013, quando ancora si udiva l’eco del boom alle elezioni politiche, Beppe Grillo metteva le mani avanti su possibili scissioni all’interno della corposa delegazione parlamentare del suo movimento.

Un’eventualità che si è concretizzata quasi subito e si è ripetuta più volte nel corso di questi venti mesi. Lasciando da parte giudizi morali e politici – posto che è difficile provare simpatia per i voltagabbana, di qualsiasi tipo e colore, soprattutto se si tratta di “miracolati” pagati più 15.000 euro al mese – se all’inizio la defezione di Mastrangeli, capostipite della genia, non destava preoccupazione, ora l’entità di questa “emorragia parlamentare” comincia a farsi preoccupante.

Tra abbandoni ed espulsioni, hanno lasciato il Movimento di Grillo 20 parlamentari su 163, dei quali 5 alla Camera e 15 al Senato. L’ultima pochi giorni fa è stata la senatrice Cristina De Pietro. In totale il 12% degli eletti del M5S è oggi nel Gruppo Misto o in un altro gruppo parlamentare: 1 su 8. Percentuale che al Senato arriva al 28%, quasi 1 su 3.

Cifre che quantomeno dovrebbero far riflettere. Non solo la Casaleggio Associati, ma anche la base e gli elettori del partito di Grillo, che a Roma ha sprecato l’ennesima opportunità per aggiornare (non)statuto e criteri di candidatura. Arrivati ormai al giro di boa, resta da vedere quanti saranno i grillini superstiti al termine della legislatura e quanti altri andranno invece a dilapidare il patrimonio di consensi ottenuto due anni fa.

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