Tsunami Leo: due mandati e poi tutti a casa

Mossa pesata al milligrammo o iniziativa d’impulso libera da calcoli politici? Forse, ma solo forse, sarà la storia a dire una parola definitiva in tal senso. Certo è che la proposta del vulcanico Leonardo Padrin (Leo il nome di battaglia), capogruppo di Fi nel consiglio regionale veneto, di limitare a due mandati, anche retroattivamente, il numero massimo di presenze all’assise di palazzo Ferro Fini, ha mandato in subbuglio la politica veneta. Il risultato? I satrapi del centrodestra sono da giorni furenti perché il nuovo comma li falcidierebbe, mentre i visir del centrosinistra sono in fase di studio, per capire come si comporterà la giunta. «Alla fine – spiega il capogruppo azzurro – io vedo la mia proposta come un atto di buon senso nell’ottica del rinnovamento».

Padrin, lo ammetta: lei cerca di passare come il nuovo rottamatore veneto? È così?
Evitiamo i paroloni. Io credo che la mia proposta di modifica della attuale legge sia equilibrata. Mi ritengo un riformatore.

Ma allora quali sarebbero le ragioni vere di una sterzata di questo tipo?
Mi scusi, tutti sanno benissimo che un consigliere regionale, soprattutto quando da anni siede su uno scranno così importante accumula una serie di conoscenze, contatti e un potere tali da disporre di una formidabile presa sul territorio.

E quindi?
E quindi un giovane che, dentro o fuori i partiti, voglia affacciarsi alla competizione elettorale per rinnovare il panorama sarà sempre svantaggiato da chi gode di evidenti rendite di posizione. La mia proposta serve a rendere più difficili anche le incrostazioni che giocoforza si creano.

Come risponde a chi paventa rischi di illegittimità della norma, magari anche sotto il profilo costituzionale?
Io sono qui. Mi spieghino Carta alla mano dove sono gli ostacoli di natura giuridica. Che per inciso non ci sono.

Su un piano più generale la situazione non è rosea per Fi. In diversi ambienti del centrosinistra non si nasconde che la sua iniziativa sia tesa a dare a Forza Italia una mano di bianco dopo gli scandali giudiziari che hanno colpito la galassia dell’ex governatore azzurro Giancarlo Galan. Lei che dice?
Fosse bastata una norma così piccola ad evitare uno tsunami del genere o ad evitare il proliferare di situazioni di illiceità, allora oggi la regione non vivrebbe il momento che sta vivendo. In realtà il punto è ben un altro. Io ho messo sul tavolo la necessità di un piccolo grande rinnovamento che s’ha da fare. Evidentemente, anche nel centrosinistra c’è qualcuno che teme di restare a casa e allora partono, più o meno velatamente gli strali alla mia persona. Or bene, la cosa l’avevo messa in conto. Ma io voglio discutere nel merito.

Un esempio?
Se uno mi dice caro Padrin la tua proposta non mi sta bene perché limiti il diritto di scelta dell’elettore, una critica del genere ci può stare. Magari non la condivido, ma è una critica nel merito, caspita. Quando invece si passa alla dietrologia allora significa che mancano gli argomenti e che si difende lo status quo. E questo vale per ogni ambiente politico.

Sì, però a palazzo Ferro Fini già circolano le voci di un suo incarico da assessore presso la giunta guidata da Luca Zaia in caso di bis dell’attuale governatore alle prossime regionali del 2015. Si parla pure di un suo incarico presso qualche controllata regionale. Si tratta di cattiverie?
So benissimo che qualcuno sta mettendo in circolo una serie di attacchi alla mia persona, attacchi che partono da sotto il pelo dell’acqua. Ma si tratta di accuse non vere. Facilmente smontabili. Anzitutto ai consiglieri uscenti è vietata per legge l’appartenenza a cda di controllate pubbliche. In seconda battuta io non ho voglia di fare l’assessore.

Padrin, se guardiamo la sua proposta si può dire che assomiglia a quella fatta anni fa da Beppe Grillo, ma per il parlamento. Non è che avete un po’ copiato?
L’unico paragone che si può fare tra Beppe Grillo e me è che lui ha i capelli e io no. E ancora. In tema apertura alla democrazia dal basso il sottoscritto ancora nel 2007 portò a Galan cinquemila firme per l’abolizione del listino bloccato relativamente ai consiglieri nominati dal candidato governatore. La cosa avvenne ben sette anni fa però nessuno lo ricorda questo.

Che cosa pensa che farebbero i suoi colleghi di maggioranza se passasse la sua legge, che allo stato sembra trovare il favore di Zaia? E che cosa pensa della contrarietà alla riforma Padrin da parte del leghista Flavio Tosi sindaco di Verona?
Vorrei essere chiaro. Io fra qualche mese me ne torno alla mia ditta che fattura dieci milioni di euro annui. Chi tra i miei colleghi di centrodestra ha un lavoro tornerà alla sua occupazione. Chi non ce l’ha dovrà cercarselo. Credo di avere detto tutto.

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