Grosse koalition anti-Zaia. I grillini? Dormono

Ma che razza di partita è in corso a Palazzo Ferro Fini? Il limite, retroattivo per di più, a due consiliature per i candidati alle regionali, è una mattana del proponente Leonardo Padrin? Quest’ultimo arrivato alla fine della sua corsa politica ha deciso veramente di portare una ventata d’aria fresca in laguna e a Palazzo Balbi? O c’è qualcosa d’altro che bolle in pentola?

Il primo dato da rilevare è l’avversione alla riforma che tutta la vecchia guardia del centrodestra, Lega e Fi in primis, avrebbe palesato al governatore Luca Zaia quando questo ha espresso un sì di massima rispetto ad una norma che è ancora in via di definizione. L’11 di ottobre il Corveneto ha fatto un elenco dei big che ne sarebbero falcidiati: una lista che va «dal decano Carlo Alberto Tesserin (cinque legislature) a Massimo Giorgetti, da Federico Caner a Elena Donazzan, da Marino Finozzi a Valdo Ruffato, da Isi Coppola a Maurizio Conte, da Piergiorgio Cortelazzo a Roberto Ciambetti, da Lucio Tiozzo a Franco Bonfante (che, a questo punto, non dovrà più chiedere la deroga al suo partito)».

Sul fronte del Pd però non sono disposti a lasciare la palla in mano al centrodestra. «Sappiamo bene – fa sapere il vicepresidente del consiglio Franco Bonfante del Pd – che la novità introdotta da Padrin è a rischio bocciatura da parte della Corte costituzionale e che ci sono possibili profili di illiceità sul piano della gerarchia legislativa». Bonfante parla inevitabilmente anche da tecnico visto che di mestiere fa il segretario comunale, una figura chiamata a conoscere a menadito la norma amministrativa. Ma la sua analisi non si ferma: «Il Pd già prevede il limite dei due mandati con qualche stretta eccezione. So che nel centrodestra qualcuno ha cercato di carpire un mio eventuale imbarazzo, visto che con la nuova norma sarei fuori dal consiglio, ma io non ho nessun problema di seggiola. E comunque il Pd, pur trattandosi di una riforma non eccelsa sul piano tecnico giuridico dirà comunque sì. Non vorrei che la bozza Padrin sia più che altro un escamotage per ridare ossigeno a Fi».

E sulla stessa onda di Bonfante c’è il capogruppo democratico Lucio Tiozzo che non le manda a dire. «Noi diciamo sì alla bozza Padrin, ma ora vediamo se il governatore Luca Zaia, che ha i suoi colonnelli che si sono messi di traverso, avrà gli attributi per portare la modifica in aula. Lo aspettiamo al varco e lo sfidiamo. Vogliamo vedere il suo gioco. E se è un bluff pagherà molto sul piano politico visto che è sì abile ad annunciare riforme per andare sui giornali quando poi i fatti dicono il contrario; basti pensare alla mazzata infertagli dalla sua maggioranza quando la giunta ha portato in consiglio la riforma del piano cave. Stavolta però le elezioni sono vicine. E la gente ricorda». Tiozzo al contempo allarga lo spettro della sua analisi e spiega che la novità introdotta da Padrin «sa tanto di boutade concepita per ridare lustro ad una Forza Italia» che nel Veneto, a pochi mesi dalle regionali, ha avuto la sua credibilità, specie nel Padovano e nel Veneziano (le roccaforti dell’ex governatore azzurro Giancarlo Galan e dell’ex assessore azzurro ai trasporti Renato Chisso) quasi disintegrata dallo scandalo Mose.

Frattanto il Nuovo Centro Democratico ha proposto una riforma elettorale con ballottaggio che molto assomiglia alla legge vigente per le comunali. Una riforma che permetterebbe all’Ncd di fare da ago della bilancia in caso di risultato incerto e di scegliere all’ultimo momento il versante sul quale schierarsi. Non va dimenticato infatti che proprio alle ultime provinciali a Vicenza Achille Variati, sindaco democratico del capoluogo, ha conquistato la presidenza grazie ad una intesa fra Pd, Ncd e Fi, così com’è accaduto in altre province, come Padova. E ancora, in vista delle regionali diversi sondaggi danno centrodestra e centrosinistra abbastanza vicini in termini di schieramento; ma Zaia in termini di gradimento personale appare molto avanti rispetto ad ogni possibile candidato di centrosinistra, Alessandra Moretti in primis. Dal che ne deriverebbe che il centrosinistra per sperare in un eventuale ribaltamento dei pronostici avrebbe maggior aggio con una competizione a due turni. Anche perché con la attuale norma elettorale potrebbe verificarsi l’eventualità di una vittoria ma con numeri risicatissimi, il che trasformerebbe Palazzo Ferro Fini in una assise poco governabile, con imboscate imbastite ad ogni passaggio delicato.

Ora, se sotto lo spauracchio della bozza Padrin (non importa che questa passi o meno) l’ala filo-Zaia della maggioranza acconsentisse ad accettare il doppio turno, proprio in Regione si potrebbe replicare lo schema della Grosse Koalition anti-Zaia che recentemente ha trionfato a Vicenza, non senza la soddisfazione di qualche capataz dell’ala tosiana del Carroccio. Il tutto ovviamente va considerato al netto del risultato del M5S, che rimane una incognita assoluta. Un M5S che in questi giorni è rimasto in silenzio lasciandosi sfuggire il fatto che la cosiddetta bozza Padrin altro non è che una fotocopia del limite di due mandati per i parlamentari messo sul tappeto anni fa da Beppe Grillo al Vday.

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