Pacifisti (veneti e non), non fate gli struzzi

Puntuale come ogni anno, domenica 19 ottobre fra Perugia e Assisi colonne salmodianti di pacifisti hanno sfilato nella Marcia per la Pace, quest’anno niente po’ po’ di meno che contro la Terza Guerra Mondiale. Il pacifismo, che fa rima con misticismo e che poco ha a che fare con la politica (che invece deve fare i conti con la natura umana, multiforme e conflittuale, e con la realtà effettiva), ha inviato anche dal Veneto i suoi credenti, dal Comune di Vicenza (in prima fila la giuliva assessore Isabella Sala) all’Università di Padova.

Simpaticamente folklorici come tutti gli utopisti, i cantori della pace a tutti i costi la vorrebbero ora, subito, adesso in Ucraina, Iraq, Siria, Palestina, Gaza, Israele, Afghanistan, Libia, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Mali, Repubblica Centroafricana, Libano Nigeria, Pakistan, Kurdistan, Sahara Occidentale, Repubblica Democratica del Congo, Lesotho. E chi non la vorrebbe, la pace serena e operosa?

Ma la pace non ha senso senza giustizia. E la giustizia richiede che si facciano i nomi dei responsabili delle guerre tanto odiate e odiose. Invece per l’arcobaleno medio, guerra e violenza non hanno mai padre, piovono dal cielo. Chi ha ridotto la Libia nel caos? Chi arma l’Ucraina anti-russa e piena di nazisti (mentre la Russia arma i russofoni)? Chi è intervenuto con truppe regolari in Mali? Chi ha invaso l’Afghanistan e l’Irak? Chi ha fomentato i jihadisti in Siria contro il governo legittimo, e ora se li ritrova a spadroneggiare in tutto il quadrante (leggi: Isis)? Chi ha sostenuto e sostiene Israele?

Quando c’era Bush, giustamente si manifestava in cortei anti-Bush (e anti-Berlusconi). Da quando c’è Obama (e in Italia non c’è più il Berlusca), sembra sia dilagata una cecità di massa, fra gli epigoni di Aldo Capitini. Pacifondai, alter ego dei guerrafondai.

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