Montini beato. Alla faccia di Melloni

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Qualche volta vengo esaudito anch’io. E vi assicuro che vale la pena attendere se a farlo è papa Francesco, felicemente regnante. La ragione? Scrivevo alcuni mesi fa, quando furono fatti santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che non ero «completamente felice perché mi sembra che sia stata compiuta una sorta di ingiustizia nei confronti di papa Montini che a mio avviso aveva un finezza d’animo superiore a quella di papa Roncalli, un’intelligenza più penetrante di quella di papa Woityla e una vita spirituale di certo non inferiore a quella dei due novelli santi, caso mai più profonda perché alimentata da un tormento interiore che lo segnava sempe più profondamente via via che attraversava gli anni tumultuosi del dopo Concilio e, per l’Italia, i cupi anni del terrorismo».

Qualcuno deve aver riferito il mio periferico scontento a papa Francesco che ha prontamente fatto giustizia beatificando papa Montini, un papa che al funerale di Aldo Moro osò rimproverare Dio: «Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico». Cinque aggettivi allineati in un crescendo straziante che di fatto sancirono la  sconfitta culturale e politica dei responsabili degli anni di piombo.

Ora sono finalmente e pienamente felice: è stato tolto da un ingiusto oblio colui che ha concorso a creare una nuova classe dirigente democratica proprio durante gli anni più oscuri e osceni della dittatura fascista. Ed è stata riconosciuta la grandezza di colui che scrisse l’“Humanae vitae”, un’enciclica che molto scandalo provocò nel mondo e nella Chiesa post-conciliare, tanto che neppure dopo decenni alcuni cardinali e vescovi e preti e cattolicissimi professori gliela perdonano. Ma adesso eccoli lì, tutti a ricordare quanto intelligente fosse Paolo VI, quanta profonda la sua fede dolorosa, quanto progressista e preveggente ed equilibrata la sua azione pastorale.

Naturalmente coloro che ne cantano per primi e più forte le lodi sono quelli che lo hanno staffilato per anni e anni senza pietà e che adesso eccedono in senso opposto, come accade ai flagellatori di ogni tempo: «Se fosse una staffetta sui cento metri, Francesco starebbe percorrendo gli ultimi tre. E’ Paolo VI che ha corso i primi 97» confida per esempio lo storico della Chiesa Alberto Melloni alla “Voce dei Berici”, azzerando in un colpo solo le regole e la pratica della staffetta 4×100 insieme con i meriti di Giovanni XXIII, di Giovanni Paolo I, di Giovanni Paolo II e colpendo velenosamente Benedetto XVI perché questi, a detta del gran Maestro di Bologna, apparterrebbe a una «cultura poco riconoscente verso Paolo VI». Con ogni evidenza Melloni ignora che esiste il peccato di disonestà intellettuale perché basta leggere l’omelia che l’allora card. Ratzinger pronunciò dopo la morte di Paolo VI per mostrare la completa falsità dell’assunto melloniano.

Il professore bolognese ignora anche l’esistenza del peccato di doppiezza morale perché nel momento stesso in cui, sempre su “La Voce dei Berici”, loda Montini e ne ricorda sconsolato le tante persecuzioni cui fu oggetto nei Sacri Palazzi, gli riversa addosso accuse pesantissime: gli addebita infatti l’ingiusta rimozione del card. Lercaro da Bologna, l’istituzione di un Sinodo senza poteri e infine, guarda tu il caso, l’enciclica “Humanae vitae” che, altro veleno attentamente inoculato, tanto dispiacque al patriarca Albino Luciani.

Come un papa così ingiusto, imbelle ed erroneo sia giunto alla gloria degli altari lo sa solo il beato Melloni.

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