La Moretti: è il marketing, bellezza

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Ci sono motivazioni politiche per candidare alla presidenza della regione Veneto Alessandra Moretti? Se ci sono, risultano chiarissime solo ai responsabili della comunicazione, agli esperti di marketing e a tutti quei tristissimi politicanti (e ce ne sono molti) per i quali è accettabile che la Politica, con la P maiuscola, sia ridotta a merchandising commerciale.

Perchè mai preoccuparsi dei programmi e dei contenuti, quando è dimostrato che l’attenzione dell’elettore non supera i 3 minuti per un intervento? Perchè mai puntare sul pedigree e sulla storia politica personale di un candidato, quando è evidente, pure al militante più ingenuo, che la maggioranza delle persone ha una memoria storico-politica di appena pochi mesi?

Pochi infatti ricordano o scientemente soprassiedono, sul fatto che l’Alessandra nazionale sia passata in pochi anni dalla militanza, neppure tanto attiva, nei Democratici di Sinistra (anno 2003), a quella per la lista civica Under 35 (indimenticabile lo slogan “Essere al centro non è una scelta ideologica…”), a sostegno di Giorgio Carollo, colonnello di Forza Italia (anno 2007). Solo un anno dopo, Moretti aderiva alla civica per Variati Sindaco per poi approdare nel Partito Democratico.

Sono gli anni della Direzione Nazionale e dell’assessorato alle Politiche Giovanili, anni che fanno trapelare la sua smodata ambizione personale e che le sono costati, più volte, i richiami di Variati e l’invito a decidere, definitivamente, se occuparsi della città in cui era stata eletta o se lavorare per il partito a Roma. La pasionaria berica optò per la seconda. Nominata nel 2012 portavoce del Comitato Nazionale per Bersani in occasione delle primarie del centrosinistra, inizia per lei il momento dei salotti romani e milanesi, dei Floris e dei Mentana, le arene nelle quali ogni alto ragionamento politico (le premesse) va ridotto a slogan preconfezionati (le conclusioni). Sono il format, i tempi televisivi, le luci, il trucco.

I più avveduti si accorgono che dietro questa fresca scenografia e i sorrisi ammiccanti c’è il vuoto pneumatico, ma poco importa. Sono pochi, percepiti come saccenti e arroganti e tendenzialmente poco avvenenti (vedi Massimo Cacciari). Anche all’interno del PD, Moretti ama sparigliare e stupire. “Renzi piace alle donne di centrodestra”, “Renzi assomiglia un po’ a Berlusconi, fa la primadonna, è egocentrico ed è anche maschilista”, “Renzi non sta bene dove può essere messo in discussione, non ama il confronto democratico”. Così, nella prestigiosa veste di portavoce del comitato per Bersani (poco più di un anno fa), era solita definire il sindaco fiorentino.

Proprio per quel suo ruolo, così ben ricoperto, riuscì pure ad insinuarsi nel listino bloccato del segretario, facendosi eleggere direttamente alla Camera dei Deputati (anno 2013) ed evitandosi la noia delle primarie. Solo un anno dopo, mentre la segreteria di Bersani naufragava e dovendo ancora svolgere 4 anni da deputata della Repubblica, Moretti accettava la candidatura decisa dall’alto da Matteo Renzi (quello maschilista ed antidemocratico) al Parlamento Europeo come capolista e veniva quindi eletta nel 2014 con una valanga di preferenze.

I maligni come Michele Emiliano ritennero che la candidatura a capolista di 5 giovani donne (in ogni circoscrizione), rispondesse a logiche commerciali, più che politiche e di preparazione. L’ennesimo gufo e rosicone, evidentemente. Tuttavia, grata dell’opportunità e tutt’altro che incline ad affossarsi in battibecchi della minoranza (come fanno i tanti suoi ex compagni bersaniani), Alessandra cavalca l’onda, divenendo fido scudiero del nuovo segretario ed ora già intenzionata a lasciare, dopo nemmeno un anno dall’elezione, la sua attuale carica di eurodeputata.

E a proposito di memoria storica: voi, per quanto tempo ricorderete questo articolo?

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  • Federico

    E’ vero, la politica è diventata un reality. Ciò che conta per restare in gara sono l’appeal e i giochetti, o meglio, le alleanze. Una volta era più raro, tanto che gli storici coniarono il trasformismo, nel senso di una progressiva intesa sociale. Oggi è soap opera. Purtroppo è questo sistema politico che detta le leggi e il comando, a noi lasciano solo un televoto fantoccio stretto tra le preferenze di cui sopra