Pd, i renziani già divisi. Fra vecchi e giovani

Incredibile ma vero: anche fra i renziani, adepti della rottamazione e del far largo ai giovani, c’è una spaccatura fra nuove e vecchie leve. E’ così almeno a Vicenza, tra le fila dell’associazione che li raggruppa tutti, “Adesso Vicenza”.

Da una parte ci sono i Renzi boys non più tanto boys ma adulti fatti, finiti e anche rifiniti: Diego Marchioro, Alberto Rigon, Claudio Rizzato, Piera Moro, Giampaolo Bergamin, Meri Ballico and so on. Dall’altra i figli della lupa renziana: Giovanni Cunico, Stefano Dal Pra, Giancarlo Pesce, Sacha Catalano, Emanuele Cagnes, Antonio Fiorese, Alice Bussolaro, Antonio Ganzina.

Oggetto del contendere: le candidature al consiglio regionale per le elezioni venete del 2015. Ora, già il Partito Democratico è balcanizzato di suo: nel Vicentino, fra il gruppone di ex lettiani (ma tutti renziani anche loro, almeno formalmente), che hanno nel consigliere uscente Stefano Fracasso il loro naturale candidato di punta, e i renziani propriamente detti. In più, questi ultimi si dividono in base all’anagrafe politica, che coincide con l’età tout court. E bisogna dire che, dal punto di vista di chi ha fatto del ricambio un credo fine a se stesso, la gioventù che balla non ha tutti i torti. D’altronde, in Regione la questione più calda sul tappeto è il limite di due mandati proposto dal consigliere forzista Leo Padrin, che spazzerebbe via un’intera generazione di politici locali le cui facce sono note ai veneti da almeno un decennio se non molto di più.

In campo per le candidature c’è poi una schiera di personaggi in forse: dal segretario provinciale Piero Menegozzo (ex lettiano) all’ex sindaco scledense Luigi Dalla Via (idem), all’assessore al territorio del capoluogo Toni Dalla Pozza (che però così complicherebbe la sua candidatura a sindaco di Vicenza nel 2018 – anche se non di tanto: se una Moretti può essere ubiqua, perchè non altri?), ai candidati di bandiera per la sinistra interna, Mattia Stella e Keren Ponzo.

Nota finale, densa di mistero: ma che ci farà mai un Filippo Crimì, classe 1987, nello squadrone dei “vecchi” renziani? Un domandone degno di Adam Kadmon. O di Kazzenger.

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