Vitalizio a Galan: regionale no, da deputato sì

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Si susseguono conferme e smentite sulla possibile erogazione dei vitalizi agli  ex consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta Mose,su tutti Giancarlo Galan, Renato Chisso e Giampiero Marchese.

Ieri il presidente dell’assemblea regionale Valdo Ruffato, dopo un colloquio con l’Ufficio legislativo, ha risposto ai consiglieri dell’Italia dei Valori, che da giorni incalzano sull’argomento, dicendo che: «L’eliminazione del diritto al vitalizio per i condannati è stabilita da una legge di due anni fa, votata anche dal gruppo dell’Italia dei Valori».

Galan potrebbe comunque beneficiare dell’assegno previsto per gli ex parlamentari a Roma. La questione più scottante è l’ipotesi che la sanzione milionaria che Galan ha accettato patteggiando, possa essere pagata, oltre che con la vendita di Villa Rodella, con i denari pubblici che Galan incasserà sotto forma di «pensione» per i 15 anni trascorsi alla guida della Regione, ma secondo Ruffato non sarà così.«Voglio assicurare i cittadini che nessun consigliere coinvolto in pesanti vicende giudiziarie sta percependo o percepirà alcun vitalizio regionale».

La legge citata da Ruffato è il decreto 174 del 2012 che recita: «È esclusa l’erogazione dell’assegno vitalizio a chi sia condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione» e «il titolare dell’assegno vitalizio è tenuto a certificare l’insussistenza di condanne».  Nel caso di Galan, dunque, il consiglio regionale fa sapere di attendere solo la trasmissione degli atti relativi al patteggiamento e sorte analoga dovrebbe toccare anche all’ex assessore alla Infrastrutture Renato Chisso e all’ex consigliere del Pd Giampiero Marchese. 

Galan però, come si diceva, continuerà ad assumere lo stipendio da deputato fino al voto sulla sua decadenza dalla carica, che verrà fissato solo a sentenza definitiva, una volta esauriti i ricorsi, come prevede la legge Severino.  Quando ciò accadrà, l’ex presidente del Veneto perderà anche lo scranno di presidente della commissione Cultura, da cui non si è mai dimesso.

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