Quel gran pezzo della Leopolda

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Scommettiamo che la storia delle “due sinistre”, Leopolda contro Cgil, si rivelerà come la trecento milionesima puntata della sitcom sul Pd partito di lotta e di governo, attivo e passivo, di sinistra e di centro (e anche un po’ di destra), liberale e socialista, uno e trino, renziano e anti-renziano, tutto e il contrario di tutto? Anche dovesse indire lo sciopero generale, il sindacato “rosso” (la Fiom sì, per il resto siamo sul rosé) non farebbe altro che fornire l’alibi ideale al Matteo nazionale per darci ancora più dentro.

E allora che può fare per incidere e contare qualcosa, quel residuato bellico noto come sinistra? Dovrebbe non affidare le proprie sorti ad una centrale sindacale, ma fare politica: cioè in questo caso andarsene dal Pd e votare contro il governo. Invece qua passa per eroe un Tocci, persona per altro degnissima, che prima di dimettersi da senatore in polemica con Palazzo Chigi, ha confermato il suo appoggio in aula a Palazzo Chigi. Commedia all’italiana.

Chi non ha coraggio merita la morte (politica). Il guaio è che poi ci ritroveremmo inondati più di quanto già non siamo dai frizzi e i lazzi leopoldeschi: Davide Serra che vuole limitare il diritto di sciopero nel pubblico (e non è che abbia tutti i torti per quanto riguarda i servizi essenziali, però affermare «si guardi alla Russia e alla Cina» come modelli, questo per piacere anche no), le imperdibili tavole rotonde su papa Bergoglio nuovo faro di chi non ha più uno straccio di visione sociale, Maria Elena Boschi il cui problema è capire chi è e cosa rappresenta Maria Elena Boschi, e ovviamente Lui, il gigione di Pontassieve, che parla dell’Italia come fosse un’azienda: «scalabile». Avevamo già sentito qualcuno considerare lo Stato come un’impresa, ma ora non ci viene in mente il nome. E mentre a Firenze si gioca a fare gli Amici di Matteo De Filippi, a governarci ci pensa l’Ue-Bce. Che brutto film, questo “gran pezzo della Leopolda”…

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