Pd veneto, quantunquemente zitto

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Uno dei pezzi da novanta del Pd veneto, il deputato trevigiano Simonetta Rubinato, parla di attacchi di tipo mafioso nei suoi confronti che partono da apparati del suo partito. E che cosa succede? Nulla. Il segretario regionale Roger De Menech tace. Eppure in casi del genere proprio alla segreteria spetta di fare chiarezza. Strigliando l’onorevole se eccede, o cercando di colpire chi fomenta il fuoco amico.

Le parole di Rubinato non sono acqua fresca. Soprattutto se lette alla luce delle dichiarazioni della stessa deputata rese domenica a Report, quando si è scagliata contro il project financing per la Treviso mare bis. Sì perché stando così le cose uno potrebbe essere portato a pensare che la cortina di silenzio che le stanno cucendo addosso sia quella tipica di chi scagliandosi contro il malaffare si prepara a gestirlo in prima persona. Chi garantisce, per esempio, che in diversi ambienti del Pd si stia lavorando per evitare le primarie e consegnare la piazza d’onore di candidato in pectore a qualche papavero il quale già sa che certi altarini che fanno rima con grandi opere, che governi destra o sinistra, non vanno toccati?

In questo senso come vanno lette le parole di Roger De Menech, che giusto un mese fa disse papale papale: «Siamo in sintonia con gli industriali: servono infrastrutture efficienti ed efficaci, su tutte l’Alta Velocità…». Non è che la Rubinato è percepita come uno scoglio nei confronti di qualche colossale appetito? Pochi giorni fa Andrea Zanoni, ex eurodeputato, oggi punta di diamante dell’ala ecologista del Pd, ha sparato a zero contro la Pedemontana. Quanti papaveri del Pd gli hanno dato manforte? Nessuno, a partire dalla favoritissima, come concorrente allo scranno di governatore, Alessandra Moretti, la quale leggendo i giornali, o si occupa di questioni organizzative interne al partito o di incrociare qualche querelle a bassa intensità con Zaia. Ma delle questioni di peso, come il rapporto tra corruzione e grandi opere, manco a parlarne. La sua leggiadria glielo impedisce. “Nulla saccio, nulla sento, nulla dico”. E c’era un’altra deputata vicentina, un po’ meno leggiadra, che di queste cose noiose come la corruzione era restìa a parlare. Si chiamava Lia Sartori.

Tags: ,

Leggi anche questo