Bavaglio a giornali online, tu quoque M5S?

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Dai Democratici più di nome che di fatto c’era da aspettarselo, per non parlare di quei noti amanti della libertà di stampa che sono i berlusconiani, gli ex berlusconiani e i berlusconiani di complemento. Ma che anche dei grillini ci mettano del loro, nella legge-bavaglio sull’informazione che oggi al Senato ha ottenuto il primo via libera, questo francamente un po’ ci sorprende.

Anzi, sono stati battuti proprio da un Dem, l’ex magistrato veneziano Felice Casson, nella graduatoria politica degli imbavagliatori: quest’ultimo proponeva la depenalizzazione tout court del reato di diffamazione a mezzo stampa, mentre un emendamento targato M5S e firmato da Serenella Fucksia, Alberto Airola, Murizio Buccarella, Enrico Cappelletti (vicentino) e Mario Giarrusso stabilisce che «anche le testate giornalistiche online», in caso di diffamazione, dovranno pagare una multa fino a 10 mila euro (dai 1500-2500 di oggi). E se l’offesa dovesse consistere «nell’attribuzione di un fatto determinato falso», la sanzione oscillerebbe dai 10 mila ai 50 mila euro.

Per carità, sempre meglio del carcere, che la legge in discussione ha il merito minimale di cancellare (e ci mancherebbe: rischiare la galera per un articolo è roba da Stato autoritario). Tuttavia l’unica punizione che un diritto equo dovrebbe sì prevedere sarebbe la pubblicazione obbligatoria della rettifica, ma in modi e tempi decenti comprensivi di diritto di replica per il giornalista, e non con la rigidità tabureggiante e minacciosa del testo al vaglio in parlamento. E soprattutto, non con quelle cifre, che per i “piccoli”, i freelance, i blog giornalistici, non sono una carezza: sono una mannaia. Lo sappiamo tutti che la maggior parte delle querele sono intimidatorie: bisognerebbe farla finita una volta per tutte con l’alibi della “diffamazione”. C’è già il reato di calunnia: basta e avanza.

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