Grillini veneti, avanti in ordine sparso

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Quando si parla di grillini (pardon: attivisti del Movimento 5 Stelle, anche se non esisterebbe nessun movimento senza Grillo), fare una fotografia della loro situazione interna è sempre un’operazione difficile: rischia di venire sfocata, “mossa”, perché le tensioni che la attraversano la rendono perennemente magmatica. Detto ciò, in Veneto a sei mesi dalle elezioni regionali, i pentastellati si muovono coi loro ritmi, piuttosto lenti, e in ordine sparso.

Anzitutto sono alle prese con le “regionarie”, le primarie per scegliere i candidati consiglieri a Palazzo Ferro Fini e per il candidato governatore. Sono due “graticole”, cioè due distinte votazioni, organizzate per province. Come oramai da tradizione grillini, i criteri per accedervi sono rigidi: iscritti al MoVimento 5 Stelle entro il 30 giugno 2014, che non si siano dimessi da un incarico da eletto o abbiano già eseguito due mandati, senza condanne penali definitive, non inquisiti per reati contro la pubblica amministrazione, che non abbiano corso contro una lista del MoVimento 5 Stelle e che non fossero ancora state espresse dovranno essere date entro il 5 Ottobre. Su Youtube già si affollano le video-presentazioni degli aspiranti consiglieri regionali. In media, abbastanza tristanzuole. Ma è noto che il movimentista medio è un tipo ammodino, distante dai toni rudi di Beppe.

Superato questo essenziale passaggio fisiologico, bisognerà vedere come affrontare il nodo più politico: come organizzare la campagna elettorale. Il M5S veneto è un corpo senza testa. Nel senso che non ha (più) una figura di spicco che faccia da riferimento univoco, né uno stato maggiore che faccia il punto per le sette province. Ad essere l’uomo chiave in Veneto era David Borrelli, l’ex consigliere comunale di Treviso oggi deputato europeo, fedelissimo di Casaleggio. Ma ora è impegnato a Bruxelles, e non c’è nessuno che ne abbia preso l’eredità. Un papabile potrebbe essere il consigliere comunale di Verona, Gianni Benciolini. Di sicuro non lo è, per quanto riguarda l’azione strettamente territoriale, il padovano Filippo Pittarello dipendente della Casaleggio Associati e già ombra di Grillo durante gli spettacoli, adesso vice-coordinatre della comunicazione del gruppo europarlamentare. Non lo è perché una figura che tenga le redini e tiri le somme non esiste proprio.

Ogni provincia veneta si gestisce per i fatti suoi. E in ogni provincia o quasi, il tasso di litigiosità è molto alto. Con una caratteristica tutta grillina che discende dalla mancanza di sostrato storico e ideologico dei 5 Stelle: si tratta di divisioni di tipo personale od organizzativo, non propriamente politiche, intese queste ultime come contrasti di linee di merito e visioni d’idee. A Vicenza il gruppo consiliare del capoluogo è spaccato in due come una mela e il gruppo di Sarego (sindaco Castiglion ma soprattutto assessore Zordan) fa storia a sé, a Rovigo non va meglio (spaccati come sono fra grillisti duri e puri e critici del vertice nazionale), staccato da Venezia è l’isolotto Mira (amministrata dal sindaco grillino Alvise Maniero, con un bravo assessore, Luciano Claut, in odore di dissidenza ma intelligentemente sotto coperta per evitare inutili harakiri), nella Treviso prima culla veneta del grillismo il movimento non più rappresentato da quando, nel 2013, il consigliere Alessandro Gnocchi è stato sfiduciato dal suo meetup, a Bassano del Grappa una voce in aperta contestazione del duo Grillo-Casaleggio, considerato anti-democratico, è quella di Francesco Celotto.

Sulla pattuglia di parlamentari veneti non c’è da fare affidamento per quanto riguarda la gestione dei gruppi locali: troppo presi dal lavoro in aula, e a volte con poca voglia di scottarsi e scocciarsi a seguire il “chi contro chi”. Più numerosi sono i padovani (Silvia Benedetti, Gessica Rostellato, Marco Brugnerotto, Tancredi Turco), i quali però non hanno dimostrato, quanto meno finora, un’iniziativa politica degna di nota. E non si accampi la scusa dei media distratti e censorii: il bellunese Federico d’Incà e il bellunese-padovano Giovanni Endrizzi si sono fatti notare di più, ad esempio sul caso Mose, e anche il vicentino Enrico Cappelletti sul caso Borgo-Berga-Maltauro.

La domanda a cui nessun attivista saprebbe rispondere a tutt’oggi è: come si correrà per strappare un buon risultato alle regionali? Anche perché, terzi scomodi fra Pd e centrodestra, più di questo non possono pensare di ottenere, e fra parentesi: più vanno bene, più il Pd ha possibilità contro Zaia, impresa in sé ardua. Si potrà contare su un minimo di struttura di coordinamento su base veneta, una specie di “staff” in piccolo, o si seguiterà nella consueta anarchia locale?

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