In difesa del gaffeur Zanetti

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Questa volta difendo il quasi-assessore Pippo Zanetti. “Quasi” perché, come più volte è capitato di dover scrivere, l’efficacia della sua azione di governo lascia spesso e volentieri a desiderare.

Come responsabile di giunta del personale, si è fatto notare per l’evanescenza del suo “peso specifico” e la sottovalutazione dei problemi con i lavoratori del Comune, che sono parecchi, buon ultima la multa per falsi co.co.co, brutta faccenda che opportunamente ricordava il sindacato Cub oggi. Come assessore all’edilizia privata, peggio che andare di notte: avete presente un soprammobile? Ecco, siamo lì. Un esempio: sull’affaraccio Borgo Berga, la sua esposizione politica è stata quella dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Tanto, comunica già abbastanza il privato, Sviluppo Cotorossi, addirittura girando la documentazione tramite cd-rom da consegnare a sua volta ai consiglieri comunali che ne fanno richiesta, altrimenti gli uffici comunali non riescono a fornire materiale digitale in tempi umani.

Però l’alziamento furioso contro la sua (infelice) battuta sui tirocinanti disabili che avrebbero l’occasione di «essere inseriti in un ambiente di lavoro normale, per quanto può essere normale il posto di lavoro in Comune», è stato accanimento puro. Gli è uscita male, ma appare evidente che non volesse insultare gli handicappati (posso chiamarli così, o qualcuno si offende?) né i dipendenti comunali, visto che la frase era detta con ironia. D’accordo, discutibile ironia: ha pestato un ricordino di cane, ma niente di più. Un po’ di auto-ironia non guasterebbe,  ai sindacalisti. Non ha mica detto che con la mafia si può convivere, o che il più grande sindacato d’Italia ha eletto la sua segretaria generale con tessere false. Ha solo fatto una gaffe. Le dimissioni si chiedono per colpe più gravi.

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