Vade retro Leopolda

“Il futuro è solo l’inizio”. Così titolava la quinta mirabolante edizione della Leopolda conclusasi l’altro giorno in un tripudio di flash e tweet. Una kermesse straordinaria che ha visto l’inaugurazione di 100 tavoli tematici attorno ad un palco che ricordava i garage dove mossero i primi passi verso il successo Bill Gates e Steve Jobs. Chi malauguratamente si fosse perso la diretta streaming, può rivedersi l’intera kermesse su YouTube o sicuramente su qualche piattaforma social minimamente attrezzata (tipo You-Dem). Dallo straordinario sito www.Leopolda5.it, inoltre, si possono ancora scaricare le cover facebook dell’iniziativa, i wallpapers per l’I-phone e naturalmente le header twitter (confesso, non so assolutamente di cosa sto parlando).

Ad ogni modo alla convention erano presenti molti parlamentari ed amministratori, ma anche i guru di questa emozionante avventura. Fabio Volo, Oscar Farinetti, Davide Serra e la iena Piff per citarne alcuni. Le parole ricorrenti sono state “futuro e progresso” e sono ancor più affascinanti e conturbanti se pronunciate dalle brillanti vestali del culto renziano, Madia, Boschi Moretti e Bonafé. Il fil rosé (rouge no di certo) che collega i vari atti della tre giorni è l’eterno mito del genio incompreso e dell’eroe epico che combatte e vince sul fato grigio ed avverso. I francesi lo definirebbero “revanchisme”, declinato però, nel nostro caso, contro gli statali, il sindacato ed i garantiti, che manifestavano contemporaneamente a Roma con la Cgil.

É proprio in Piazza San Giovanni, infatti, che la sinistra antagonista e radicale si è radunata. Le solite bandiere rosse, i sempiterni Modena City Ramblers, ormai prossimi alla pensione e, naturalmente, i grigi burocrati della “sinistra che odia”, contrari al cambiamento, al progresso e al futuro. A dirla tutta, se non ci si limitasse ad accettare questa versione, quella cioè che i massmedia ci recapitano direttamente via Tg all’ora di cena, ci si renderebbe conto che è proprio dalla piazza che viene un’autentica richiesta di estensione dei diritti (uno per tutti l’art. 18), di previsione di un reddito minimo garantito, di rafforzare e predisporre nuovi ammortizzatori sociali a tutela dei cittadini, dipendenti e autonomi. É dalla piazza che viene scandita la necessità di eliminare il pareggio di bilancio, di rilanciare l’economia tramite massicci investimenti pubblici e privati, di rompere le catene dell’austerity.

Se si prestasse maggiore attenzione, forse si capirebbe che è da quella piazza, nonostante l’inquietante Camusso danzante (perchè ammettiamolo: lo è), che si levano le voci per un reale progressismo e per una società del futuro migliore.

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