Caro sindaco Orsi: aboliamole, le inutili elezioni

Com’era ovvio, qualcuno l’ha detto: sindaci eletti con il centrodestra contro il centrosinistra, ora amministrano assieme al centrosinistra nelle Province nient’affatto abolite anzi consegnate del tutto alla partitocrazia locale. A Vicenza a dirlo è stato il primo cittadino di Tezze, il leghista Valerio Lago, puntando il dito a Morena Martini, sindaco Ncd di Rossano, o all’ex leghista Valter Orsi, sindaco di Schio con una civica di centrodestra.

Mettiamoci pure che i leghisti e i neo-aennisti di Fratelli d’Italia, che sostenevano Milena Cecchetto (sindaco di Montecchio, Lega Nord) contro il neo-presidente dell’ente provinciale Achille Variati (sindaco di Vicenza, Pd) mastichino amaro per essere rimasti tagliati fuori dalla spartizione delle deleghe che un tempo erano degli assessori, e che ora, eliminata la giunta per decreto, vengono distribuite ai consiglieri provinciali. Rimane il fatto che nel merito l’accusa ci sta tutta: con che faccia potranno ripresentarsi in opposti schieramenti, destra contro sinistra, alle prossime amministrative, questi amministratori che si ammucchiano con non chalance non appena ce n’è la possibilità?

Ma siamo degli ingenui noi, che nel vocabolario non abbiamo stracciato la pagina con la parola “coerenza” per farci una barchetta di carta. Siamo ingenuotti, certo, perché la verità è un’altra e l’ha spiegata il borgomastro scledense. Eccola: «La Provincia dev’essere una grande assemblea di sindaci, i problemi non hanno colore». Analisi logica (e politica) della frase: nella prima proposizione è esposto un dato di fatto, e cioè che la Provincia, nel suo organo di governo, si è effettivamente trasformata in un plenum di sindaci, da cui i cittadini sono stati esclusi in quanto non è più concesso loro di votare direttamente in elezioni provinciali (la democraticissima e pataccara riforma è tutta qui, a parte i tagli ai trasferimenti da parte dello Stato, che però attengono alla spesa corrente); nella seconda proposizione, invece, è sintetizzato il disvelamento (a-letheia, per chi si intende di filosofia) della politica politicante, ovvero che amministrare è affare trasversale, e le differenze tra fazioni passano in secondo piano, anzi hanno valore pressocché nullo. Orbene, questo è verissimo se si parla di finanziare la manutenzione, che so, delle strade, che va fatta e basta. Non è più vero se bisogna decidere quali sono le priorità e quali no, quali partecipazioni pubbliche mantenere, con quali tempi, con quali modi ecc.

Ma soprattutto: se i problemi non hanno colore, quando lorsignori si schieravano l’uno contro l’altro alle elezioni della Provincia, erano affetti da qualche turba, o ci coglionavano e basta? E se i problemi amministrativi non abbisognano della dialettica fra parti contrapposte, in cosa differiscono dai problemi altrettanto amministrativi nei Comuni, o nelle Regioni? Aboliamo le elezioni locali di ogni livello e amen, allora. Facciamo prima. E fanno prima loro nel gestire la cosa pubblica come cosa loro. I senza vergogna.

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