Case comprate al doppio, sotto accusa Ater Venezia

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La Regione ha presentato un esposto alla procura della Corte dei conti contro l’Ater di Venezia e una società da essa controllata, Residenza veneziana. Di mezzo c’è un sospetto sperpero di soldi pubblici: appartamenti acquistati al doppio del prezzo previsto e spese non consentite dalla legge. In particolare dodici appartamenti costruiti nel 2012 a Santa Maria di Sala per le famiglie in difficoltà, pagati dall’Ater, nel mezzo di una crisi immobiliare, oltre 200 mila euro ciascuno.

L’esposto  è l’ultimo atto di un’indagine interna durata più di un anno, condotta dal direttore della Sezione abitativa della Regione Marco Bellinello e dal direttore del dipartimento Lavori pubblici Mariano Carraro, sotto l’egida dell’assessorato guidato da Massimo Giorgetti. L’inizio della vicenda avviene  quando l’Ater presieduta dal leghista Alberto Mazzonetto (commissariato da Palazzo Balbi martedì scorso dopo che già era stato sospeso dall’incarico due anni fa) acquista da Residenza veneziana per 2,4 milioni di euro 12 appartamenti, con annessi garage e posti auto, nel Comune di Santa Maria di Sala.

Ma verificando la compravendita di Santa Maria di Sala la Regione si accorge che Residenza veneziana aveva programmato di costruire 24 appartamenti, per una spesa complessiva di 2 milioni 474 mila euro. Dunque, si chiedono gli uffici di Giorgetti, com’è che poi praticamente allo stesso prezzo (2 milioni 420 mila euro) ne vende all’Ater solamente la metà? Di fatto le case sono state acquistate al doppio del prezzo pagato da Residenza Veneziana, prezzo che risulta piuttosto alto perfino per il mercato, se si pensa che in quegli anni l’edilizia era già al tracollo: 200 mila euro ciascuna.

La Regione sollecita quindi all’Ater un chiarimento e l’Azienda replica spiegando che il costo è lievitato un po’ perché l’intervento complessivo avviato da Residenza veneziana è aumentato dai 2,4 milioni iniziali a 3,5 milioni (ma la metà per 12 appartamenti su 24 fa comunque 1,7 milioni, 700 mila euro in meno di quelli sborsati) e un po’ perché sono stati conteggiate altre spese, come l’iva, l’ici, l’imu, l’utile di costruzione, le polizze assicurative, le spese condominiali, gli interessi del mutuo e non meglio precisate «spese generali».  La Regione continua a non vederci chiaro, perché gli importi non sono indicati in modo puntuale e perché «i costi differenti non sono riconducibili a fattispecie previste dalla vigente legislazione preposta alla determinazione del prezzo di prima cessione di alloggi in regime di edilizia convenzionata». Solo di tasse, bollette, polizze, sfalcio dell’erba e pulizie (spese «senza alcuna attinenza») risulterebbe un maggior esborso di 87 mila euro.

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