Consiglio Stranieri, demagogia inutile. E razzista

Il consiglio degli stranieri, o meglio il consiglio comunale allargato a rappresentanti stranieri, è una vecchia storia, una litania logorata dal tempo. Se ne parla da oltre 20 anni e oggi, come allora, torna la corsa per conquistare quel possibile 16% rappresentato da voti di elettori non italiani.

Il prossimo Consiglio Comunale di Vicenza, a distanza di 20 anni, tratterà di questo e torneranno le solite polemiche. Questo “consiglio comunale ombra”, vietato agli italiani, sarà composto da 21 membri – compreso presidente e vicepresidente – eletti in rappresentanza delle diverse aree geografiche e rappresenterà i cittadini stranieri che ancora non dispongono della cittadinanza. Tutto pagato dai cittadini italiani, ovviamente.

Una mossa populista e demagogica che prosegue l’onda della politica del fumo. Infatti esistono già i luoghi deputati a rendere concreta la democrazia rappresentativa, cioè tutte le assemblee elettive come il  Comune, la Regione e il Parlamento, per i quali i cittadini votano per eleggere i loro rappresentanti per le idee, le richieste, le esigenze, i pensieri ed i cambiamenti della società. La legislazione permette inoltre di candidare nelle elezioni (quelle vere, quelle serie) anche persone non di origine italiana. Questo per consentire davvero a tutti di fare politica.

Non si capisce quindi quale concreta esigenza costringa alcune amministrazioni (tra cui anche la città di Vicenza) ad inventarsi strutture “abusive” perché fuori dai normali standard elettivi. Se l’intento benevolo fosse quello di trasmettere un messaggio di uguaglianza pare evidente che non è così. Recintare le etnie e creare delle vere e proprie caste, che hanno la possibilità di comunicare direttamente con il sindaco e la giunta, è la cosa più razzista che esista e se i cittadini fossero davvero tutti uguali, farebbero tutti riferimento ad un unico modello rappresentativo. Quindi con la scusa di unire, si divide sempre di più.

Così il gioco è fatto: i futuri elettori stranieri saranno felici di poter contare qualcosa (per finta) e rappresentare qualcuno che spesso non vuole neppure essere rappresentato. I politici che desiderano apparire nello slogan “peace & love” saranno felici di potersi definire “unti” dalla globalizzazione. Tutti gli altri invece saranno brutti, cattivi e razzisti. Questa è l’etichetta appiccicata a chi si permette di contestare strumenti e metodi che non risolvono alcun problema, ma paradossalmente lo aggrava, creando ulteriori steccati e barriere. Ne è prova il fatto che le politiche aperturiste e permissive degli ultimi anni hanno solo accentuato, in Italia che è nota per essere tra i paesi più ospitali del mondo, il grado di xenofobia e intolleranza.

I problemi non si risolvono all’italiana creando ulteriori organi negli organi dei Palazzi perché gli strumenti per rappresentare tutti ci sono. Vanno adeguati, perfezionati, modernizzati, ma non ci si può nascondere i problemi veri con trovate comunicative che odorano di presa per i fondelli. Il solito brutto vizio, tutto italiano, quando invece di guardare la luna, una certa politica continua a fissare il dito.

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