Moretti, Bruxelles (17mila €) o Venezia (13mila)?

Se Alessandra Moretti dovesse perdere le elezioni regionali contro il leghista Zaia, lascerebbe il posto di deputata europea per restare consigliere in Regione, oppure no? Secondo l’articolo 122 della Costituzione, fra le due cariche c’è incompatibilità: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”.

A precisa domanda, nella giornata di ieri, quando ha presentato ufficialmente la sua candidatura a governatrice veneta attorniata dall’establishment del Pd, la Moretti ha risposto in due modi molto diversi. Ai quotidiani Finegil (Mattino, Tribuna, Nuova Venezia) ha replicato così, senza incertezze: «Assolutamente resterò a fare il capo dell’opposizione in consiglio regionale e a costruire il partito, unitario e forte. C’è bisogno di una leadership chiara, duratura e dell’impegno di tutti per offrire al Veneto un’altra possibilità». Ai cronisti in piazza a Vicenza, invece, ha detto, o meglio ha svicolato: «Io vincerò. E intanto faccio gli straordinari: porto avanti le istanze per cui ho ricevuto tanti voti, quelle in Europa. E lavoro sul territorio per il programma delle regionali». Cominciamo bene, cara Ale. Non sei chiara sulle tue intenzioni finali.

Ora, proviamo a fare due conti della serva. Da luglio la Moretti percepisce un’indennità mensile di europarlamentare di 8.020,53 euro lordi (6.250,37 euro netti), più 304 euro per ogni giorno di presenza. Poi ci sono 4.299 euro per spese di gestione dell’ufficio, telefono e posta e per i costi dell’acquisto, il funzionamento e la manutenzione di computer e di materiale telematico. Fin qui, l’importo mensile calcolato sulla media dei parlamentari europei equivale ad una forchetta fra i 17 e i 19 mila lordi mensili. Esiste inoltre la cosiddetta indennità di viaggio annuale, che serve a coprire le spese di eventuali viaggi al di fuori dello Stato membro di elezione per motivi diversi dalle riunioni ufficiali (ad esempio per assistere a una conferenza in un altro Stato membro o per effettuare una visita di lavoro in un altro paese in veste di relatore): viene versata previa presentazione del titolo di viaggio e dei necessari documenti giustificativi e ha un tetto annuo di 4.243 euro. Per quanto riguarda le spese per il personale (gli assistenti: la Moretti ne ha quattro locali e due a Bruxelles), il massimo è di 21.209 euro lordi al mese, somma che tuttavia non è in nessun caso corrisposta direttamente agli eurodeputati. Infine gli eurodeputati hanno diritto a un’indennità transitoria di fine mandato di importo equivalente a un mese di indennità per ogni anno di esercizio del mandato. Nessun vitalizio, il cui fondo volontario è in graduale smantellamento. Finora, quindi, la Moretti ha ricevuto 32 mila euro lordi di “stipendio” da europarlamentare, che diventeranno almeno 80 mila fino al voto in Veneto.

Se restasse veramente a Palazzo Ferro Fini a battagliare contro Zaia dai banchi dell’opposizione, percepirebbe un’indennità minore (6.600 euro lordi mese), più 2400 mese lordi se dovesse fare la capogruppo, più il rimborso mensile da 4500 euro. Totale: 13.500 euro, da cui detrarre un contributo mensile di 1299 euro per il vitalizio (che il premier Renzi, alle primarie contro Bersani allora sostenuto dalla Moretti, sosteneva dovesse essere abolito). Meno, quindi, rispetto al lauto compenso in Europa (17-19 mila euro, senza contare gli altri benefit). Ma la Moretti non ragionerà certo col bilancino: semplicemente, attenderà un’altra chiamata dall’alto. «Il mio concetto di politica è impegno e servizio. Non ho mai scelto dove andare, sono andata dove mi hanno chiesto di andare». Ecco, forse, perchè ieri ha dato due versioni completamente differenti: aspetta che Qualcuno di nome Matteo, da lassù, le indichi il da farsi.

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