Aeroporti, l’irresistibile ascesa di Save

Prendersi senza gara e con poca spesa la gestione per 40 anni filati di due aeroporti nell’area più sviluppata e produttiva d’Europa. In Italia si può. E successo a Brescia e Verona. L’operazione è stata condotta nel giro di un’estate da Save, ed è il bis di un’altra incursione di qualche tempo prima nella stessa area geografica, ma con uno scalo di minor peso, Treviso.

Guidata dal tandem Enrico Marchi, presidente e azionista, e Paolo Simioni, amministratore delegato, la Save è società con una vocazione nel settore dei trasporti aeroportuali e ferroviari. Con il 40 per cento rappresenta la parte privata in Centostazioni, azienda di cui le Ferrovie dello Stato detengono il 60 per cento. Pur essendo in minoranza, è proprio Save, però, che guida le danze esprimendo l’amministratore delegato e mettendo il bollino sulla gestione. Anche se la convivenza si sta appassendo, perché nelle Fs stanno cambiando molte cose e perché a Save non dispiacerebbe uscire liquidando la sua quota. In ambito aeroportuale Save gestisce con successo Venezia-Marco Polo, che è il suo fiore all’occhiello, e poi gli scali del Lido e quello di Padova. Con i recenti acquisti di Treviso, Brescia e Verona, la società di Marchi e Simione è in pratica il polo aeroportuale italiano emergente. L’operazione di incameramento con poco sforzo di Brescia e Verona è stata salutata positivamente dal governo di Matteo Renzi e in particolare dal ministro dei Trasporti, il ciellino Maurizio Lupi che considera l’ingresso della privata Save nella società pubblica Catullo detentrice delle due concessioni il buon esempio da seguire per la creazione di entità societarie aeroportuali in grado di affrontare le sfide del mercato.

Anche la politica locale, che conta e che fino a ieri era l’azionista di riferimento della società Catullo, dal sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, all’ex presidente della Provincia, Gianni Miozzi (Pdl), ha battuto le mani. E si è prodigata per spianarle la strada facendosi da parte al momento opportuno. C’è anche chi dice no, ma conta poco. In prima fila il deputato veronese Pd, Gianni Dalmoro, che fu uno dei collaboratori più stretti di Enrico Letta. E poi i sindacati che con l’arrivo della Save si sono visti piovere sul groppone le procedure di mobilità per 74 dipendenti dell’handling Avio più 40 dipendenti della società Catullo in cassa integrazione. I dirigenti sindacali, in particolare Cgil e Uil, sono convinti che la campagna di conquista di Save sia debole da un punto di vista formale perché avvenuta aggirando le indicazioni dell’Europa che impone l’obbligo di gare quando di mezzo c’è il passaggio di mano delle concessioni. E fiacca anche sul piano economico perché Save avrebbe dimostrato fm da subito una scarsa propensione agli investimenti mentre i due aeroporti avrebbero bisogno di risorse ingenti per poter crescere adeguatamente. Brescia come scalo per il cargo finalmente in competizione con Malpensa. Verona come polo di riferimento del turismo internazionale interessato non solo alle calli di Venezia.

I sindacati indicano con una certa invidia cosa è successo a poche decine di chilometri di distanza. Per la gestione dell’aeroporto di Lubiana sono state avanzate 20 offerte e la concessione affidata infine per 117 milioni di euro. A Parma i cinesi di Izp sono arrivati con un piano di investimenti di 250 milioni per un parco logistico ultramoderno. La Save ha speso invece circa 10 volte di meno per i due aeroporti di Brescia e Verona. Da principio ha fatto capolino nella compagine azionaria pubblica acquistando il 2 per cento posseduto dal Comune di Villafranca con la modica spesa di 1 milione di euro. Passata l’estate è stato lanciato un aumento di capitale di 50 milioni. Gli enti locali si sono fatti gentilmente da parte senza sottoscrivere neanche mezzo euro. Un po’ perché avevano concordato di non farlo, un po’ perché non avrebbero potuto per via dei vincoli del patto di Stabilità. Con appena 24 milioni la Save si è pappata tutto.

Daniele Martini
“Save, il potere dei nuovi signori degli aeroporti”, Il Fatto Quotidiano
5 novembre 2014

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