Verona, Bertucco (Pd): troppe ombre su Tosi

Michele Bertucco, uno dei volti storici del movimento ecologista veneto, non è uomo troppo avvezzo al politichese. E quando parla non ha perso la schiettezza dell’ex “lider maximo” di Legambiente Veneto. Oggi, con la tessera del Pd in tasca, si è ritagliato il ruolo di punta dell’opposizione in consiglio comunale a Verona. Tanto che Flavio Tosi, primo cittadino leghista della città scaligera, ha dovuto fronteggiare una sorta di accerchiamento: indagini della magistratura che nei mesi hanno preso di mira la sua giunta e la sua amministrazione; bordate furibonde che fuori dal Palazzo arrivano sistematicamente dagli attivisti, un po’ civici un po’ di centrodestra, vicini al blog Verona Pulita, inchieste giornalistiche che urtano la sensibilità di un esecutivo «sempre più coi nervi a fior di pelle». Bertucco senza ipocrisie spara a zero: «vediamo di farlo cadere presto ‘sto sindaco perché i veronesi meritano di più».

Consigliere, pochi giorni fa  una testata nazionale si è occupata, fra gli altri, del capoluogo scaligero. Sui social network si ironizza di un Comune imbottito di dirigenti o di posizioni comunque apicali. Come stanno le cose?
I dati di Repubblica si riferiscono ad un paio di anni fa. Ma fatta la tara in tema di aggiornamento delle cifre la situazione, nel concreto è quella di un Comune macrocefalo, zeppo di nomine fiduciarie di stretta fede tosiana, con soggetti che fanno i dirigenti di sé stessi. Lo dice anche uno studio del Cuoa.

La Lega però da anni cavalca il destriero della amministrazione buona ed efficiente.
Certamente quella veronese è una contraddizione tra i princìpi, o meglio i proclami, e i fatti. Ma il signor Tosi sulle contraddizioni ci ha costruito la propria fortuna. All’esterno passano messaggi rassicuranti, ma poi le zona d’ombra ci fanno mancare il sonno.

Vale a dire?
Si pensi allo stato dei conti del Comune. Da anni chiediamo un bilancio consolidato che metta su una stessa staffa il consuntivo municipale con quello delle partecipate. Temiamo che l’amministrazione stia usando le stesse partecipate come una sorta di bancomat. Il tutto viene risolto con la grande capicità di Tosi di stare sui media.

Recentemente il numero uno del Carroccio, Matteo Salvini, ha detto no ad una lista personale di Tosi alle prossime regionali, mentre ha lasciato campo libero in questo senso a Luca Zaia. Nel Veronese che aria si respira?
Il potere di Tosi nel Carroccio veronese è assoluto. E questo potere gli ha permesso di esprimere un suo uomo alla sanità regionale, Luca Coletto. Nella nostra provincia i dissidenti sono stati epurati. Ma paradossalmente questa spinta autocentrica lo ha relegato quasi all’isolamento nel resto del Veneto, con l’esclusione del Vicentino. Tosi teneva moltissimo ad una sua lista propria alle regionali per riaffermare la sua leadership, ma da Milano i numi leghisti sembra gli abbiano voltato la faccia.

Parlare di Verona però significa parlare anche del potere felpato di cui gode la fondazione bancaria Cariverona, da tempo dominio incontrastato di Paolo Biasi. Quali sono i rapporti tra la fondazione e l’amministrazione?
L’influenza della fondazione nei confronti della politica locale è assodata. E vale per tutti i partiti, nessuno escluso. La fondazione interviene massicciamente su bilanci e opere del comune; e addirittura in alcune partite urbanistiche. Tosi aveva cominciato la sua avventura di sindaco nel 2007 facendo la guerra a Biasi. Poi Biasi è stato riconfermato anche grazie all’appoggio di Tosi. Per cui non è solo Cariverona che influenza la politica ma è pure vero il contrario. E questo inevitabilmente getta sulla vita civica delle ombre perché non si capisce fino a dove la politica, intesa come organo di trasmissione con la cittadinanza, sia libera d’arrivare. A noi per esempio piacerebbe che la fondazione, con le sue finanze, si occupasse ancor di più di fronteggiare il disagio sociale piuttosto che intervenire di temi di altra natura.

Nel capoluogo come in provincia a dominare sono anche i temi ambientali: c’è il caso della discarica di Ca’ di Capri a Sona, quella di Ca’ Filissine a Pescantina; sui gestori di quest’ultima, anche se per un’altra indagine, ha puntato i suoi fanali l’Antimafia di Milano. Qual è la vostra posizione in merito?
La situazione è grave. Lo detto chiaramente pure la commissione ecomafie in visita nel Veneto. Di quelle due discariche mi sono occupato direttamente investendo la magistratura. Ci sono fatti, circostanze, situazioni che vanno chiarite. Anche l’inchiesta di Report nel capoluogo ha lasciato il segno. A noi sinceramente degli orientamenti sessuali veri o presunti di Tosi non ci interessa nulla. Di certi nomi e di certi collegamenti invece che Report ha squadernato ci interessa e come, perché i chiarimenti ricevuti non bastano ai veronesi. Il sindaco al posto di querelare questo o quello, con i risultati per lui vani che tutti conosciamo, si metta a disposizione dei suoi cittadini. E domando, per vicende di concussione a finire dentro è stato l’ex vicesindaco Vito Giacino, che era il braccio destro di Tosi, o un altro? Ad ogni modo bisogna allargare un attimo il ragionamento.

Ovvero?
Purtroppo le inchieste della magistratura sulle discariche vanno a rilento nonostante i sequestri. E ancora, gli enti pubblici non intendono cacciare i quattrini per la bonifica che spetterebbe ai privati. A questi però la legge regionale impone garanzie fidejussorie da utilizzare in caso di danno ambientale che fanno ridere. E per questo alla fine della fiera è la collettività a sobbarcarsi il peso. O perché le terre si inquinano o perché le bonifiche le paga il pubblico.

Visto che si parla di Region,e come vedete voi del Pd a Verona il consenso che sta maturando l’eurodeputato Alessandra Moretti candidata governatrice?
Premesso che io non sono renziano, dico ok alle primarie, ma la traiettoria della Moretti da deputata, a europarlamentare sino a candidato governatore, mi dà da pensare. Alla fine si fa passare il messaggio per cui la politica non è missione ma serve ad altri scopi.

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