Fca in vendita, solo Ferrari: piano B degli Agnelli

E se il piano fosse un altro? E se il percorso disegnato da Sergio Marchionne e da John Elkann, con Fiat, Fca e Ferrari, fosse diverso rispetto a quello raccontato negli ultimi giorni? La storia è questa, seguite il filo. Il ventinove ottobre alle dieci di mattina le agenzie di stampa offrono ai cronisti una notizia importante che riguarda il mondo Fiat e in particolare la holding finanziaria controllata dagli eredi della famiglia Agnelli (la Exor). La notizia è questa: il cda di Fiat Chrysler Automobiles (Fca) autorizza la separazione di Ferrari dal gruppo Fca attraverso un’operazione condotta in due fasi: la vendita del 10 per cento del capitale di Ferrari (capitale controllato da Fca al 90 per cento) e la distribuzione della rimanente partecipazione di Fca in Ferrari agli azionisti di Fca. Ufficialmente la mossa del gruppo dirigente di Fca viene spiegata in modo lineare: “Con questo annuncio – è la linea Marchionne – abbiamo dichiarato l’intenzione di fare una cosa giusta che collocherà Ferrari al suo giusto posto sul mercato”. Dunque nessun giallo e nessun mistero: Ferrari viene separata da Fca solo per valorizzare il titolo e solo per renderla distinguibile dalla nuova Fiat.

Quel che Mr. Pullover farà dopo aver svecchiato l’Italia Tra nostalgia e nuovismo, Marchionne arriva a Wall Street A prima vista, la reazione immediata della Borsa sembra confermare l’interpretazione: il titolo di Exor sale a +19,24 per cento e quello di Fca arriva fino a +18 per cento. Ma già due giorni dopo l’annuncio gli azionisti cambiano il proprio orientamento e cominciano a comprare più le azioni di Exor che quelle di Fca (venerdì il titolo Fca arriva a -0,2, mentre Exor arriva a +5,13). E allora: e se il piano fosse un altro? E se nella testa della famiglia Agnelli, e in quella di Marchionne, ci fosse un percorso diverso, e non solo di semplice “valorizzazione” della quota Ferrari? La domanda inizia a girare con malizia nel mondo imprenditoriale già alla fine della scorsa settimana. E, seppure con toni prudenti, domenica scorsa è il Corriere della Sera (quotidiano controllato dalla Fiat, venti per cento) a mettere del sale nella storia: “Il titolo – scrive Bragantini – è balzato in alto, brinda chiunque possieda incentivi a questo legati, la famiglia regnante pure, ma che il tutto convenga anche a Fca e ai suoi azionisti ordinari è da vedere”. Il Corriere dice e non dice ma, sulla vicenda Fiat-Ferrari, il punto è semplice: e se il piano fosse un altro? E se nella testa della famiglia Agnelli, e in quella di Marchionne, ci fosse un percorso diverso, che porterebbe a vendere la propria partecipazione in Fca e a tenersi, attraverso la Exor, solo la Ferrari?

Elkann ha sempre sostenuto che l’idea del gruppo è far diventare Fca un “costruttore leader a livello mondiale” – “non vedo perché non diluirci se questo serve a costruire qualcosa di più grande”. Ma qui la questione è più sottile e l’interpretazione originale delle mosse di Marchionne che viene fatta filtrare da alcuni pezzi grossi dell’industria italiana è questa. Primo: il gruppo Fca verrà messo in vendita da Exor in un tempo utile a far gestire l’operazione a Marchionne (che ha annunciato che lascerà il comando dell’azienda entro il 2018). Secondo: Exor, che oggi controlla la Ferrari con una quota del 24 per cento, acquisterà le azioni Ferrari sul mercato e diventerà il socio di riferimento della casa di Maranello (il cui presidente non è più Montezemolo ma è lo stesso Marchionne). Terzo: quel 10 per cento di azioni Ferrari immesse nel mercato dopo la separazione voluta da Fca ha un obiettivo preciso: definire un prezzo di mercato al quale Exor potrà fare riferimento nel momento in cui deciderà di passare dal 24 per cento al 51 per cento di Ferrari. E se poi fosse vera l’indiscrezione che gli eredi degli Agnelli ragionano sulla possibilità di spostare fuori dall’Italia la sede legale di Ferrari i pezzi del puzzle tornerebbero: la sede ad Amsterdam permetterebbe di esercitare il voto multiplo (l’attribuzione di un voto addizionale ad alcuni azionisti); e dato che Ferrari verrà quotata sia a New York sia in un’altra Borsa europea, quando Exor deciderà di diluire la partecipazione in Fca grazie al voto multiplo potrà avere quasi la maggioranza dei voti in Ferrari. L’interpretazione gira. E chissà che nei piani di Marchionne ed Elkann il percorso immaginato non sia troppo diverso da quello descritto da alcuni importanti pezzi dell’imprenditoria italiana.

Claudio Cerasa
“Vendere Fca e tenere Ferrari. Gli Agnelli studiano il piano B”, Il Foglio
5 novembre 2014

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