Ospedale Padova, opzione commissariamento

I suoi fedelissimi lo stanno ripetendo da giorni. Massimo Bitonci, sindaco leghista di Padova, non teme tanto la richiesta di danni per 156 milioni che la vicentina Finanza e Progetti spa, proponente privato del project financing, ha chiesto dopo la dichiarazione di “non interesse pubblico” del nuovo polo ospedaliero nel comprensorio di Padova Ovest. Ciò che il primo cittadino teme è che la futura scelta dell’area gli sia imposta dalla Regione. Il che non significa suggerita sul piano politico, ma ordinata con una procedura speciale che gli uffici regionali dell’assessorato all’urbanistica starebbero già cominciando a cucinare in queste ore. E c’è un piccolo dettaglio sullo sfondo: l’urbanistica è retta dall’ex azzurro Marino Zorzato dell’Ncd, compagine che alle prossime regionali è data, almeno in questa fase, alleata col centrosinistra contro Zaia, con un centrosinistra che è oggi opposizione. Com’è significativo che il governatore Luca Zaia sia il leader della corrente del Carroccio in cui ha trovato collocazione lo stesso Bitonci.

Per di più la procedura con la quale a Venezia vorrebbero imporsi sul capoluogo patavino (e che Zaia, sempre che sia stato informato, starebbe considerando a malincuore, come extrema ratio) ha un nome preciso. Si chiama commissario ad acta. E consiste nella creazione di un soggetto di nomina regionale che si sostituisce all’iter amministrativo che dovrebbe portare la giunta guidata da Bitonci, ed eventualmente il Consiglio, a designare l’area. Non è un caso che il rettore dell’università di Padova Giuseppe Zaccaria abbia affidato alle colonne del Corriere Veneto (il quotidiano che più sembra avere a cuore il completamento del progetto proposto dai privati) un aut aut che prende di mira proprio l’esecutivo cittadino: «… la Regione ha gli strumenti giuridici per imporre la soluzione anche al Comune…».

Sul progetto originale oggi morto e sepolto, risalente al centrosinistra e inizialmente benedetto dalla Regione, Bitonci ha tenuto duro in base a due convinzioni. Uno: la richiesta di danni avanzata dai privati andrebbe a colpire la facoltà di scelta politica ed amministrativa (ad esempio identificare un’area piuttosto che un’altra, o ritenere che non ve ne sia alcuna) in capo al consiglio comunale. Due: i costi patiti dal privato nel tenere in vita le garanzie fidejussorie chieste dalla Regione per continuare ad alimentare la eventualità di concludere il project financing, garanzie oggetto di una possibile rivalsa sugli enti pubblici, secondo il Comune di Padova fanno parte del rischio d’impresa che il privato deve accollarsi. Questo, tra l’altro, è un argomento ben conosciuto dagli specialisti. Come il professor Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti nazionali di contratti pubblici, che lo ribadì con estrema durezza due anni fa durante un simposio tecnico-giuridico organizzato proprio a palazzo Ferro Fini e dedicato ai temi della finanza di progetto.

Per questo ciò che toglie il sonno a Bitonci è l’eventualità di subire l’onta e la debàcle di dovere accettare il sito inizialmente prescelto dai suoi predecessori. Il primo cittadino infatti ha vinto le recenti elezioni municipali contestando e attaccando a testa bassa il nuovo ospedale; ospedale nuovo che, sul piano politico, era il frutto di un accordo trasversale fra l’ex sindaco Flavio Zanonato, spalleggiato in toto dal suo Pd, nonché da Sel, e quel pezzo dell’amministrazione regionale nonché della politica veneta che facevano capo all’ex governatore azzurro Giancarlo Galan e alla sua consigliori e compagna di partito Lia Sartori. I due sono finiti agli arresti invischiati nel caso Mose. La potente Lia è in attesa del processo, Galan ha patteggiato la pena. Quest’ultimo destino è lo stesso che è toccato, sempre per i fatti del Mose, al dominus di Palladio Finanziaria (azienda nella cordata dell’ospedale bocciato) Roberto Meneguzzo.

Ci sono poi due fatti che starebbero tenendo i protagonisti della battaglia col fiato sospeso. Da settimane a Venezia si vocifera che i magistrati lagunari stiano mettendo a punto una nuova stretta clamorosa, stavolta sul versante della sanità regionale. Mentre nel capoluogo patavino si parla di un dossier pronto a finire sul tavolo dei magistrati di Padova, Vicenza e Venezia che avrebbe come oggetto il risiko fondiario sulle aree di Padova Ovest.

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