«Berlusconi c’era prima. E ci sarà sempre»

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Ma che fine ha fatto il popolo dei berlusconiani doc? Quel blocco sociale fatto di piccoli e piccolissimi imprenditori, partite Iva, professionisti m anche impiegati, po’ tradizionalisti, un po’ libertini ma col senso della famiglia, un pochino anarchici, ma anche, a modo loro, col senso dello Stato? Siamo andati alla ricerca di una testimonianza, nel giorno in cui esce la notizia che il fondatore dell’Esercito di Silvio, Simone Furlan da Piombino Dese, è stato proposto come “vice” di Zaia in campagna elettorale. Se qualche berlusconiano non pentito vuole farsi avanti, noi siamo qui.

«Berlusconi si ritirerà dalla scena politica solo quando non sarà più di questo mondo». Così legge la situazione politica attuale Giobattista Gasparella, rappresentante in terra berica di questa galassia orfana del protagonismo di B. dura a morire. Gasparella forzista sui generis, ex consigliere comunale a Isola, ex segretario locale di Fi, berlusconiano convinto, è stato in lungo conflitto con l’area galanian-sartoriana di Fi, la più berlusconiana del partito rappresentata in paese dall’ex sindaco Valter Baruchello, ex Dc, poi azzurro di fede carolliana e poi uomo forte di Lia Sartori nell’hinterland del capoluogo, di seguito coinvolto in una storiaccia di mazzette della compagnia di trasporti provinciale, la Ftv.

Gasparella è un personaggio anomalo, rigorista sul piano della giustizia, per anni ha combattuto le speculazioni edilizie nella sua cittadina a colpi di esposti e di iniziative eclatanti, non avendo timore di andare a pestare i piedi a molti potentati economici di primissimo piano nel contesto economico veneto come la Maltauro o il Gruppo Stabila o la BpVi. Del Cavaliere di Arcore parla senza infingimenti: «Un superman sul piano imprenditoriale, un genio in politica» che però sul piano personale e penale «ne ha combinate di tutti i colori». Insomma genio e sregolatezza, torto e ragione in continua interessenza, un mix di ammirazione personale e tentativo di analisi lucida della realtà che portano Gasparella («forzista doc anche senza avere più la tessera del partito») a dire che l’orizzonte berlusconiano per un determinato ceto italiano, «c’era, c’è e ci sarà sempre prima dopo e durante Berlusconi». Di Renzi Gasparella ha una opinione in chiaroscuro: «Alle volte appare ostaggio dei suoi proclami, ma ha la dote innata di trasmettere ottimismo». E ancora: «Se il premier depura il suo Pd dalle sacche che contengono l’eredità del vecchio Pc e si fonde con Fi avrà una grande prospettiva». E che cosa dire di quella pletora di rappresentanti delle categorie che per anni è stata in scia a Fi e che ora si è ritrovata insieme sul carro renziano? «È gente che in ditta o in officina non vale nulla; per cui si accodano al ragazzo di Pontassieve solo per trovare una poltrona».

Poi volge lo sguardo al centrodestra: «Senza Silvio faranno tutti la fine di Gianfranco Fini». Il riferimento è ad «Alfano, Fitto, Cicchitto» e a tutte «le mezze figure che vivono solo dell’ombra che furono in Fi e che sono carenti di attributi». Insomma Gasparella, che non ha mai risparmiato bordate durissime al Cavaliere ne esalta comunque l’essenza primigenia, quasi un ideale platonico formato Arcore. Ma come vivono gli imprenditori come lui una situazione economica che li schiaccia in una prospettiva? «Serve un momento di svolta. L’inflazione deve ricominciare a correre perché l’economia giri. E va bene che vada anche al 20%. Negli anni ’80 in quella condizione siamo cresciuti alla grande».

Il riferimento alla svalutazione competitiva è evidentissimo, ma come si fa con l’Euro? «Ecco l’Italia dovrebbe battere i pugni come si deve ed obbligare le istituzioni comunitarie a cambiare rotta. Ma ci vogliono le palle». Ma uno come Gasparella, per certi versi più berlusconiano di Berlusconi, per certi versi distante anni luce visto che s’è girato l’Africa «anche per capire gli scompensi che noi occidentali abbiamo creato nel continente nero» ha anche una sua visione particolarissima per il mondo del lavoro: «Bisogna ridare dignità e corpo alla famiglia. Troppe donne fuori di casa senza la possibilità di crescere i figli fanno male alla società. Perché non pensare ad un incentivo di 7-800 euro mensili per ciascuna di loro fra quelle che decidono di accudire i familiari? Sapete quanti posti di lavoro si creerebbero?» Gasparella dice di credere nei valori della famiglia, ma al tempo non manca di sottolineare quanto siano importanti «il fascino e la grazia del mondo femminile». Parole che ricordano quelle di B. ma Gasparella le declina a modo suo, semplicemente perché Isola Vicentina non è Arcore.

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