Povertà, Cgia: più a rischio i lavoratori autonomi

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Le famiglie con fonte di reddito da lavoro autonomo, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti e soci cooperative sono le più a rischio povertà. Nel 2013 una su quattro si è trovata in difficoltà economica. I dati provengono dall’ufficio studi della Cgia di Mestre secondo cui dal 2008 al primo semestre di quest’anno gli autonomi che hanno chiuso l’attività sono stati 348.400 (-6,3%) mentre la platea dei lavoratori dipendenti, è diminuita “solo” del 3,8%.

Dopo quasi sette anni di crisi, il cosiddetto ceto medio produttivo è sempre più in affanno. “A differenza dei lavoratori dipendenti – fa notare il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – quando un autonomo chiude definitivamente bottega non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Ad esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassaintegrazione in deroga e/o ordinaria/straordinaria. E’ sempre più evidente – continua Bortolussi – che la precarietà nel mondo del lavoro si annida soprattutto tra il popolo delle partite Iva. La questione non va affrontata mettendo gli uni contro gli altri, ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l’impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovranno pagarseli”.

Tags: ,

Leggi anche questo