Ale Moretti, l’Amazzone Progressista

C’è un bel filmato, su Youtube, che disegna la comunicazione di Alessandra Moretti in meno di due minuti. È tratto da Corriere tv e presenta una vecchia intervista-monologo della protagonista. L’intervista-monologo è una delle grandi invenzioni della politica italiana – introvabile nei paesi democratici – che con Berlusconi pareva aver raggiunto il suo apice. Pareva: non era ancora arrivata Alessandra Moretti a insidiargli il primato.

In perfetto stile Amazzone Progressista (vedi in seguito), la magnetica Alessandra batte i pugni sul tavolo dicendo: «Non può essere ovviamente Berlusconi a parlarci oggi di responsabilità! Perché non è da parte sua un messaggio ricevibile! Non è credibile! Nessun accordo quindi con il principale responsabile dei disastri economici!, nessun accordo con chi ha screditato l’immagine del nostro paese!, nessun accordo con chi si dimostra da vent’anni i-naf-fi-da-bi-le! in tutte le occasioni di collaborazione!». Lo so che dopo i punti esclamativi le frasi dovrebbero terminare e ricominciare con una maiuscola. Ma uno dei segreti di Alessandra è proprio questo: parlare, parlare, parlare senza dare a chi ascolta il tempo di ragionare su un solo concetto. Quando l’autore del video le pone una domanda secca (qui diceva “con Berlusconi mai”: e adesso?) la sua risposta, accompagnata da un sorriso stendi-principe è: «Sì, non lo ricordo bene, ma è una stagione passata ormai, insomma adesso bisogna ascoltare Giorgio Napolitano, al quale abbiamo chiesto un sacrificio enorme e che ha dato prova di amore verso il nostro Paese». Una mirabile sintesi dell’arte di dire molto senza dire niente aggiungendo altri concetti, purché stranianti e non richiesti. Tanto basta chiudere con un sorriso stendi-principe e ovviamente stendi-principi.

Se vogliamo è tutta qui la storia, oltre allo stile, della candidata in pectore alla presidenza regionale Alessandra Moretti. La comunicazione Amazzone Progressista per cominciare: consiste nel replicare con piccole variazioni e soprattutto con vent’anni di ritardo le Amazzoni Berlusclone (Minetti, Mussolini, Carfagna, Brambilla) di cui nessuno ricorda un solo concetto espresso col cuore, una sola idea degna di questo nome e soprattutto una sola esitazione. Lo stile amazzone consiste infatti nel parlare con un unico tono di voce (altissimo, da mercato rionale), un unico volume (da assemblea di condominio), una velocità sempre sostenuta e la totale assenza di pause, pensieri e respiri. Ma soprattutto un’unica e invariabile logica concettuale. Qualunque sia la domanda (da “come risolvere la crisi economica?” a “vuoi un caffè?”) l’Amazzone Progressista risponde sempre con sicurezza assoluta, un po’ manager e un po’ maestra, scandendo in modo terrificante ogni concetto e parola. È esattamente quel che si fa con i bambini scemi (che infatti siamo noi), badando però a tenere gli occhi fiammeggianti sempre a favore di telecamera e issando, ogni tre per due, un sorriso che più falso e cattivo non si può.

La ascolto sempre divertendomi, almeno finché tengo botta. Un paio di minuti di solito, poi vengo preso da una sensazione di niente, di confusione, di pout pourri concettuale che va oltre la mia limitata intelligenza. È come se Alessandra parlasse sempre e solo a frasi fatte. Senza un solo verbo, una parolina, una virgola che mi paiano uscirle davvero dal cuore. “Risolveremo questa crisi economica / perché ci assumiamo le nostre responsabilità / non certo con chi ha screditato l’immagine del nostro paese / con chi si dimostra / i-naf-fi-da-bi-le in tutte le occasioni di collaborazione / e parlo ovviamente dei grillini”. E alla seconda domanda, sul caffè: “Accettiamo volentieri il caffè propostoci / perché ci assumiamo le nostre responsabilità / e siamo sempre affidabili / in tutte le occasioni di collaborazione”.

Eppure funziona. Sarà colpa della testa bambina di noi italiani, ma funziona. Anche i tantissimi che la criticano ne riconoscono inconsciamente la grinta che in fondo vogliamo dai leader, fin dai tempi del duce che conduce. In un Paese dove le vere qualità servono quasi a niente, questo sistema porta risultati. Bastano grinta, continuità e semplicità per portare avanti un’idea, non importa se completamente inutile o sbagliata.

Wikipedia, con freddezza dei dati, presenta già l’anima comunicativa della Moretti nelle primissime righe: vicentina, classe 1973, figlia di uno storico militante del Pci e nipote di un partigiano democristiano. Basta questo, in effetti. A me stupisce da sempre la capacità, tutta vicentina (sono vicentino anch’io), di viaggiare con il piede in due staffe: Pci ma anche Dc, sinistra ma anche destra, hai torto ma anche ragione. È una specie di salvacondotto, nel potere veneto: devi avere le mani un po’ dappertutto, perché è l’unico modo con cui il potere ti riconosce, ti controlla e di conseguenza si fida di te.

In questi tempi così liquidi, il bravo comunicatore dovrebbe comunicare soprattutto con le migliaia e migliaia di indecisi. Sono loro l’ago della bilancia. Zaia in qualche modo lo fa, e ne abbiamo scritto. E Alessandra? I suoi segreti, fateci caso, sono tre. Il primo l’abbiamo già detto: 1) parlare a favore di telecamera o di microfono come se si rivolgesse a un pubblico di bambini, o di cretini. Meglio ancora: di bambini cretini. Il secondo è il più difficile da mettere in pratica: 2) parlare senza sosta, per almeno tre minuti a domanda, senza però arrivare al punto e aprendo inutili incisi a proprio vantaggio. Questo è il segreto apparentemente più difficile da mettere in pratica: bisogna legare concetti completamente diversi tra loro. Ma è in realtà facilissimo, perché basta non badare alla logica e lasciarsi andare. In molti corsi di comunicazione è addirittura il primo esercizio che insegnano, per acquisire sicurezza in se stessi e imparare a non perdere mai il filo. Ottimi anche i vantaggi comunicativi: chi ascolta non capisce nulla, pur senza rendersi conto del nulla che domina la frase. E soprattutto non ha più modo di tornare alla domanda iniziale, sciolta nel magma successivo di affermazioni perentorie quanto vaghe.

Vediamo un esempio: Tg di Enrico Mentana poco prima delle Europee. Mentana chiede alla Moretti di replicare all’accusa di Grillo (siete state candidate solo perché donne di bell’aspetto, ma vincendo tradirete gli elettori perché mollerete il Parlamento dove siete state elette). Una risposta saggia partirebbe dalla seconda domanda: dimostrando che non si tratta di un tradimento, Alessandra risponderebbe automaticamente anche alla prima critica. Invece ecco la risposta dell’Amazzone Progressista:

«Io credo che la battaglia per le europee è una delle sfide più difficili, perché devi raccogliere preferenze, per cui, indipendentemente dalla posizione che ti ha, certo, facilitata, perché il capolista rappresenta tutta la lista, quindi rappresenta un territorio molto vasto ma, poi, devono scrivere il tuo nome (sorrisone) per cui, di fatto, devono esserci figure, non soltanto, ecco, conosciute dall’opinione pubblica ma figure che siano capaci in Europa di rappresentare al meglio, credo che per questa sfida, che è la più difficile che dovremo affrontare, Matteo Renzi abbia dimostrato (sorrisone bis) un grande coraggio invece, perché ha dato la responsabilità di una competizione così alta, a cinque donne ripeto, sono cinque donne che hanno una storia, che hanno delle competenze, che si sono distinte per meriti che hanno conquistato sul campo, per cui insomma mi sembra che… (e avanti altri tre interminabili minuti chiusi con) non abbandonerò il campo e continuerò a impegnarmi come ho sempre fatto, ma credo che la sfida europea oggi, richieda più competenze, quando Matteo Renzi dice che in Europa devono andare i miglior, beh, insomma, questa cosa mi gratifica».

E chiudiamo con il terzo segreto, che è: 3) parlare sempre e solo con la verità in tasca, zero dubbi e certezze inossidabili. La verità in tasca serve evidentemente a illuminare i bambini cretini del punto 1: ecco la messa in pratica in una trasmissione dei giorni scorsi, il faccia a faccia con Matteo Salvini. Non serve nemmeno la domanda: Alessandra parte in quarta sovrastando il pur combattivo avversario della Lega.

«Noi abbiamo responsabilità per quel che è successo con lo scandalo in Veneto, ma abbiamo allontanato e abbiamo chiesto ala magistratura di fare presto e in fretta, ma dire che il governatore del Veneto attuale, non ha nessuna responsabilità quando, collaboratori vicinissimi a lui sono stati coinvolti pesantemente, beh questa è una farsa che i veneti non accettano, dirò di più, quando il governo Renzi chiede dei sacrifici ai propri ministri, ai ministeri, a Roma, di fare dei tagli pesanti, chiede una spending review e che venga applicata anche in Veneto, ora, il Veneto non è, tra le regioni, non è certamente la prima regione, ci sono delle regioni migliori del Veneto, anche dal punto di vista della spesa pubblica, penso all’Emilia Romagna, penso alla Toscana, penso anche alla Lombardia, ora il Veneto può fare, può tagliare, ci sono dei carrozzoni che Zaia ha tenuto, ha mantenuto, c’è un apparato burocratico che Zaia ha conservato, quindi Zaia è stato un perfetto conservatore, ma il fatto che ha conservato significa che è rimasto immobile, non ha fatto niente, ha ridotto, il Veneto, a una regione isolata rispetto al resto del mondo, ecco io credo che noi invece, come veneti, meritiamo molto di più e il partito democratico, questa volta, ha voglia di governare il Veneto per la prima volta, è da venticinque anni che ci siete voi, le cose non stanno andando bene, credo che possiamo farcela» (sorrisone con gran sfavillare di occhioni).

Adesso chiudete gli occhi e navigate in questo magma. Una via di mezzo tra la placenta sotterranea di Matrix, una palude della Louisiana, una colata di lava. Parlate con qualcuno, liberate quel che sentite, chi siete, esprimete dubbi, silenzi ed esitazioni. Non sarete mai candidati da questo Pd ma resterete persone umane.

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