A Zan piace la Leopoldina

Ci sono due modi di fare politica: intenderla come fine o come mezzo. Chi la vive alla prima maniera, pur di restare in campo trova sempre una ragione che giustifichi le sue scelte dettate dalle opportunità o difficoltà del momento. Chi la considera come uno strumento, invece, può essere di due tipi: la usa per arricchimento o potere personale, oppure, al contrario, la fa dipendere da ideali “non negoziabili” (un’espressione in sé felice, fra altre infelici, della Chiesa Cattolica). Il primo lo chiameremo politico medio, il secondo politico mediocre (eufemismo), il terzo politico vero. Il caso di Alessandro Zan, già assessore di centrosinistra a Padova, gay dichiarato, oggi parlamentare uscito da Sel per confluire nel Pd renziano nella Leopoldina padovana, è emblematico della prima tipologia. Ecco come spiega il suo addio a Vendola e compagni:

«Il nostro modello deve essere il partito socialista europeo e il nostro obiettivo deve essere quello di costruire un grande partito di sinistra che possa decidere e per farlo deve governare. L’obiettivo era quello di contribuire a formare un grande partito progressista, bisogna uscire dalla logica minoritaria ed entrare in campo largo. Sono stanco dei partiti del no, d’altronde Vendola stesso ha sempre detto che un partito che non migliora le condizioni materiali della gente è un partito che fa schifo» (Il Mattino, 9 novembre).

Qui la lettera in cui, già cinque mesi fa, chiariva il suo allontanamento cominciato con il no alla Lista Tsipras (lista Sfigas, per gli impertinenti amici) e abbracciato in polemica contro il poco “governismo” del suo (ex) partito.

Fa bene, fa male, è solo attaccato alla poltrona, o è un realista, dato che in politica il realismo è una virtù? E’ uno come tanti, che fa della politica il suo orizzonte di vita e per il quale, dunque, non poter nuotare in mare aperto (leggi: in una forza di grande consenso) restando nella nicchia dei coerenti e degli idealisti, equivarebbe a fare testimonianza, cioè a suicidarsi. In negativo, si può anche chiamare opportunismo.

Se fosse del secondo tipo, sarebbe invece ascrivibile a quella percentuale fisiologica di ciarlatani e affaristi di piccolo cabotaggio che passano di qua e di là a seconda dei bonifici e dei posti, e non sembra il caso di Zan. Ma non fa neppure della Grande Politica: la cartina di tornasole sarebbe non la facile via del passaggio al partito di governo, ma quella più difficile di rimettere il mandato. Perché per essere un politico ravvicinato del terzo tipo, da ammirare, onorevole per davvero, in Italia, bisogna non fare politica come tutti gli altri. Bisogna essere alieni.

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