Stress su Bpvi, silenzio (stampa) non è d’oro

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La Banca Popolare di Vicenza è indubbiamente un fiore all’occhiello dei vicentini, non foss’altro perché ne porta il nome. L’onore che deriva comporta tuttavia l’onere di fugare dubbi sulla sua gestione e stato di salute, qualora ce ne fossero. Nelle ultime settimane è uscita sulla stampa nazionale una serie di articoli che ne hanno posti vari, circostanziati e nient’affatto peregrini.

Ha dato il via il Sole 24 Ore il 27 ottobre scorso, con una prima inchiesta firmata da Claudio Gatti in cui si accendevano i fari sul superamento in extremis, da parte di Bpvi, dello stress test della Banca Centrale Europea sull’intero sistema bancario italiano. Con una conversione in azioni del prestito obbligazionario per 253 milioni emesso nel 2013, fatta il 25 ottobre, il rapporto fra capitale e soglia minima rischio è riuscito ad arrivare al 5,6%, appena sopra il rapporto del 5,5% stabilito dalla Bce. Ma siccome il riscatto del bond è regolato esclusivamente tramite la consegna di azioni, secondo il Sole salta all’occhio la questione del prezzo del titolo azionario, che essendo la Bpvi una banca non quotata, viene deciso dalla banca stessa. Ed è qui che il primo quotidiano economico d’Italia focalizzava l’attenzione, citando una nota depositata presso la Consob in cui si evidenziavano criticità sulla liquidità delle azioni, sulle condizioni economiche delle offerte, oltre che sulla copertura delle sofferenze (44% contro una media del 58%) e sugli incagli (15% contro una media del 26%). Intervistato, l’ex commissario Consob e firma del Corriere della Sera, Salvatore Bragantini, andava giù piatto: «Che Bpvi si autovalutasse 1,43 volte l’equity, quando i mercati valutavano le banche quotate italiane la metà, è fuori dal mondo. Emettere azioni a 62,50 euro significava valutarla 5,2 miliardi prima dell’aumento». Dal canto suo, uno dei tre esperti che hanno attribuito al titolo il suddetto valore, il professore bocconiano Francesco Momenté, confermava la centralità del problema: «La società non è quotata e quindi la valutazione ha natura fondamentale». Infine, Gatti ricordava che l’istituto berico può vantare come vicepresidente l’ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, nonché Gianandrea Falchi, già capo segreteria di Mario Draghi quand’era governatore di Bankitalia, assunto col compito delle relazioni istituzionali e internazionali (Draghi oggi guida la Bce). Il tutto sentendo come testimonianza locale un correntista imprenditore di Schio, Paolo Trentin, che rifiutandosi di acquistare azioni si è visto ridurre gli affidamenti.

Il 3 novembre è stata la volta di CorrierEconomia, l’inserto settimanale del Corsera: quando nel gennaio 2014 la Popolare vicentina si proponeva come soggetto aggregatore nei riguardi di Veneto Banca, Popolare Etruria e Lazio, Popolare Marostica e Carife – ha scritto Stefano Righi – «non aveva i requisiti patrimoniali per farlo». Si è salvata dalla bocciatura della Bce «alla vigilia della pubblicazione degli esiti degli esami europei», e «per non finire dietro la lavagna» ha convertito il famoso bond. Il 4 novembre è tornato sul pezzo Gatti del Sole, rivelando che sia la Banca d’Italia che la Consob avrebbero aperto indagini sull’aumento di capitale del 2014, considerato dalla Bce non sufficiente in caso di scenario avverso. Oggi, 10 novembre, l’omologo Affari&Finanza di Repubblica, analizzando la situazione non propriamente felice di Banca Popolare di Sondrio, Credito Valtellinese, Veneto Banca e appunto Bpvi, su quest’ultima sottolinea che al 30 settembre, termine previsto dalla Bce per chiudere l’esercizio contabile, per Francoforte risultava «fuori parametri» assieme a Montepaschi, Carige e Bpm. Sempre oggidì, torna alla carica Righi su CorrierEconomia, approfondendo il tema del patrimonio netto di BpVi e Veneto Banca: quello della prima, al 30 giugno scorso, «ammontava a 3,704 miliardi di euro, circa il 71% di quanto si ottiene moltiplicando il valore delle azioni, 62,5 l’una, per il numero dei titoli in circolazione, circa 83,5 milioni» (mentre Veneto Banca è al 74%, moltiplicando 39,5 euro ad azione per i 112,3 milioni di titoli circolanti).

Se alla rassegna stampa aggiungiamo che secondo l’agenzia Radiocor, l’associazione di consumatori Adusbef il 5 novembre scorso ha annunciato di voler chiedere alla magistratura di indagare per fare chiarezza sul fatto che «non tutte le banche oggetto degli stress test da parte della Bce, possono avere la fortuna di avere nel proprio organigramma l’ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, e Gianandrea Falchi, capo della segreteria particolare di Mario Draghi quando questi era Governatore, nel collaudato sistema di porte girevoli tra Bankitalia e banche vigilate», a questo punto possiamo concludere che un caso Bpvi c’è.

Al sito Venezie Post, il presidente di Confindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto, ha dichiarato: «Mi sembra che si voglia ripetere con Bpvi quello che abbiamo già visto un anno fa con Veneto Banca. Oggi si sputa su Vicenza perché si vuole metterla in difficoltà. Questa è la spiegazione che mi dò davanti a critiche di questo tipo». Ammettiamo che qualcuno voglia rendere la vita difficile a Vicenza: a chi si riferisce, e perchè lo farebbe? Zigliotto siede nel cda della banca. Vi siede anche il presidente veneto dell’associazione confindustriale, Roberto Zuccato. Non è credibile che il Sole 24 Ore che ha dato la stura al caso, e che è di proprietà di Confindustria, possa “avercela” con un pilastro del manifatturiero come il Vicentino, con la terza provincia associata e con una delle prime dieci banche italiane come Bpvi. Ma se fosse così, sarebbe giusto nei confronti degli azionisti e dell’intera società vicentina e veneta fare luce sui motivi. In ogni caso, la questione del valore delle azioni resta lì, sul tappeto: nel 2012, quando il piano strategico della banca presieduta da Gianni Zonin prevedeva grandi balzi in avanti, il titolo era valutato come oggi. Oggi è tale e quale, nonostante le difficoltà.

La Popolare vicentina è un patrimonio dei vicentini, e non solo. Anziché alzare il ponte levatoio e non replicare a nessuna richiesta di informazioni, avrebbe tutto l’interesse a spiegare e chiarire. Anche in merito ad aspetti che possono risultare fastidiosi come il compenso alle figure apicali, Zonin in testa. Secondo il Sole, questa primavera la Bpvi avrebbe portato quello del suo presidente a 1 milione e mezzo di euro annuo. Se non è vero, basta smentire. Altrimenti, basta motivare. Popolare di Vicenza, perchè non scegliere la via più popolare, aprendosi e ribattendo punto su punto?

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