Giornalisti minacciati: 2000 in Italia

I cronisti impegnati in prima linea, sul fronte interno delle mafie, del terrorismo, degli affari illeciti, o sui fronti di guerra o nelle missioni internazionali, corrono molti rischi. A volte subiscono agguati, minacce, ritorsioni. In casi estremi rimangono uccisi. Dal 2000 al 2013 sono stati uccisi 1198 giornalisti impegnati nel loro lavoro in vari paesi. Nel 2014 si contano finora 73 vittime.

La strage non accenna a fermarsi. Il 2014 è iniziato con l’assassinio di due giornalisti, in Argentina e in Iraq. Il numero delle vittime è aumentato dopo le Guerre del Golfo, l’invasione dell’Iraq e la riduzione della belligeranza in Afghanistan perché sono sempre di più (tre quarti del totale) i giornalisti uccisi lontano dai fronti di guerra, in paesi che non sono coinvolti nelle grandi emergenze affrontate con l’invio di contingenti militari. Ma i giornalisti uccisi sono solo la punta dell’iceberg, dice l’UNESCO: molti di più sono i giornalisti che subiscono minacce, intimidazioni, violenze, abusi legali mentre documentano fatti di corruzione, retroscena del potere, infiltrazioni della criminalità nelle attività legali.
Anche l’Italia ha avuto la sua ecatombe: almeno 26 giornalisti italiani sono stati uccisi negli ultimi 50 anni: 11 in Italia e 15 all’estero. L’ultima vittima è stata Simone Camilli (Gaza, 2014).

E in Italia ci sono migliaia di giornalisti che subiscono minacce a causa del loro lavoro: negli ultimi sette anni sono stati 2053, secondo i dati verificati da Ossigeno, che li aggiorna quotidianamente, ricostruisce gli episodi e li rende noti con il suo notiziario e inoltre analizza il fenomeno nei suoi Rapporti Annuali. Nei primi 314 giorni del 2014 Ossigeno ha documentato minacce a 343 giornalisti. Inoltre ha reso note minacce ad altri 85 giornalisti per episodi degli anni precedenti conosciuti dall’Osservatorio solo adesso (ultimo aggiornamento 10 novembre 2014). Questa è la parte visibile del fenomeno: nove intimidazioni su dieci restano segrete, inconoscibili perché le vittime hanno paura di denunciarle.
È un grave problema sociale. È preoccupante che se ne parli solo quando un episodio particolarmente drammatico costringe a farlo. Purtroppo prevalgono sottovalutazioni, fatalismo, rassegnazione, disperazione e vergogna e così non si aiutano le vittime a superare la paura e l’isolamento. Ossigeno sollecita un’attenzione continuativa a questi problemi, una riflessione a freddo (e non sull’onda dell’emozione e dell’emergenza).

Tutti i giorni ci sono giornalisti che subiscono intimidazioni e, di conseguenza, notizia indebitamente nascoste ai lettori. È una forma di censura camuffata. Bisogna riflettere sulle cause e approntare dei rimedi, perché molti rischi si possono prevenire o ridurre. Queste intimidazioni hanno una dinamica ricorrente: minacce e abusi scattano appena un giornalista maneggia una notizia sgradita a criminali o a personaggi potenti, ogni volta che un cronista supera un confine di riservatezza tracciato arbitrariamente dai violenti e dai prepotenti per proteggere gli affari illegali. Le minacce, le violenze, gli abusi bendano gli occhi, impongono un bavaglio. Occorre comprendere questa dinamica e costruire la solidarietà per dimostrare che si può dire “no” ai prepotenti senza resta soli e senza perdere la sfida.

Per la raccolta delle notizie, deve valere solo il confine tracciati dall’Art.21 della Costituzione e dalle dichiarazioni universali che valgono in tutte le società democratiche. Esse sanciscono, insieme al diritto di cronaca, la libertà di pensiero e il diritto dei cittadini di essere informati correttamente, in modo libero, completo, senza ingerenze delle autorità e senza condizionamenti di chi, per interesse proprio, per convenienza, vorrebbe che i cittadini non conoscessero alcune notizie che pure sono di pubblico interesse.
Ogni anno la Giornata della Memoria dei Giornalisti uccisi da mafie e terrorismo, celebrata il 3 maggio nella ricorrenza della Giornata Mondiale dell’Informazione decretata dall’ONU, offre l’occasione per riflettere sul problema dei giornalisti minacciati e delle notizie oscurate con la violenza. Problema che, è evidente, non riguarda solo i giornalisti, ma tutti i cittadini. In questa occasione vengono ricordate tutte le vittime, si invita a scoprire che persone erano, si chiede giustizia per chi non l’ha ancora avuta, si scoprire i fili che collegano vicende di tanti anni fa alla drammatica attualità dei cronisti minacciati.

È necessario documentare in modo completo e verificabile la storia di ognuno dei giornalisti uccisi. Occorre rendere disponibili gli articoli che ognuno di questi giornalisti ha scritto, descrivere con quali ostacoli si è confrontato, segnalare punti ancora da chiarire e leggi lacunose ed arretrate che consentono violenze e abusi.
Ossigeno è impegnato a promuovere questo lavoro di documentazione e una continuità di analisi, per creare un accumulo di memoria e per proporre un antidoto. Ricostruire questi drammi, queste sconfitte eclatanti e cruente dell’informazione di fronte alle soperchierie e alla violenza, non è un lavoro fine a sé stesso né un contentino per familiari delle vittime. Serve a alla società a ricordare esempi di impegno civile e a cercare correttivi, antidoti, strumenti di difesa.

Ossigeno per l’Informazione, insieme ai suoi promotori, a chi già lavora su questi temi, e a chi vorrà unirsi a questa impresa basata essenzialmente sul lavoro volontario di giornalisti e non giornalisti, è impegnato a raggiungere questi obbiettivi che sono collegati alla sua funzione istituzionale primaria che consiste nel monitoraggio degli episodi di minacce contro i giornalisti e nella segnalazione delle notizie oscurate con la violenza.

Le notizie, le analisi e i documenti prodotti da Ossigeno si rivolgono a un pubblico internazionale interessato a seguire il caso italiano per la sua peculiarità: di paese democratico, altamente sviluppato, in cui si manifesta una forma diffusa di censura camuffata nonostante la censura sia stata messa al bando dal 1945 e la piena libertà di stampa e di espressione sia stata riconosciuta e affermata dalla Costituzione.

Il Rapporto annuale di Ossigeno analizza la situazione ed espone i dati in italiano, inglese, spagnolo, tedesco e cinese. L’Osservatorio è una organizzazione ONLUS. Pubblica una testata giornalistica online realizzata con prestazioni professionali volontarie. Diffonde una newsletter settimanale in italiano e in inglese. Ossigeno è un acronimo significativo (Osservatorio Sull’Informazione Giornalistica E sulle Notizie Oscurate). Il nome richiama un concetto elementare: come un essere umano ha bisogno di ossigeno per respirare; allo stesso modo ogni società libera e democratica ha bisogno di libertà di espressione e di informazione.

Articolo 21 della Costituzione Italiana
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Art. 19 della Dichiarazione Universali dei Diritti Umani
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria
opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
Art. 11 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.

www.ossigenoinformazione.it
11 novembre 2014

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