Venezia, danni per 4 milioni da Calatrava

E’ iniziato oggi davanti alla Corte dei Conti di Venezia il procedimento per danno erariale nei confronti dell’architetto catalano Santiago Calatrava chiamato in giudizio per la lievitazione dei costi nella realizzazione del Ponte della Costituzione, il quarto sul Canal Grande. Calatrava è chiamato dalla Procura a un risarcimento danni di 3,8 mln di euro. Calatrava, che non è in aula, è accusato dal procuratore Carmine Scarano, assieme a tre esperti (Salvatore Vento, Roberto Casarin e Roberto Scibilia), di aver concorso alla lievitazione dei tempi e dei costi, nonché di aver commesso una serie di errori tanto che dalla spesa iniziale di 6,7 milioni di euro il costo complessivo dell’opera è stato di 11,2 milioni di euro.

In apertura d’udienza, il procuratore Scarano ha presentato una nuova memoria in cui ha documentato ulteriori danni subiti dallo Stato per la fragilità dell’opera sottoposta, a causa del tipo di progettazione, a continui controlli statici e al ripristino di parti eccessivamente fragili, come i gradini in vetro. La difesa ha chiesto il rinvio del procedimento alla luce dei nuovi atti e di un analogo procedimento in sede civile che potrebbe essere avanzato dal Comune di Venezia contro Calatrava. Istanza che è stata respinta.

Secondo la relazione del Giudice della Corte dei Conti di Venezia Giovanni Comito il progetto di Calatrava non sarebbe stato puntuale, con uno scarno capitolato d’appalto, il tutto con l’approvazione in modo semplicistico – di qui la chiamata a processo a vario titolo anche di tre dirigenti del Comune – del progetto definitivo. Una serie di ‘debolezze’ che ha portato a costi aggiuntivi costanti dovuti alle numerose varianti d’opera. Poi sono emersi – secondo i periti della Procura – la gara d’appalto aperta a troppe imprese, l’assenza di indagini archeologiche preliminari e, tra l’altro, degli accorgimenti per soddisfare la normativa di legge a favore dei diversamente abili. Tutti elementi, quelli evidenziati dal Giudice relatore – Presidente del collegio Angelo Buscema e a latere Gennaro di Cecilia – sulla scorta delle perizie del Procuratore Carmine Scarano, che avrebbero potuto essere previsti in fase progettuale evitando le spese crescenti e le ‘sorprese’ in corso d’opera. Tra queste la non secondaria questione della stabilità dell’opera per la quale si è dovuto provvedere per mantenere i limiti di rischio al minimo con l’aggiunta di martinetti.

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