Canone Rai, Confartigianato: non pagarlo

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«Pagare meno e pagare tutti. Il principio è corretto ma, come spesso accade nel nostro Paese, la sua declinazione nasconde una fregatura. Inserire Tablet smartphone e pc tra gli strumenti atti a ricevere il segnale Rai, e quindi soggetti al pagamento del canone, è una assurdità. Una nuova tassa occulta che rischia di abbattersi su imprese e negozi». E’ la posizione durissima di Giuseppe Sbalchiero, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto sulle indiscrezioni che vogliono il Governo indirizzato a legare il Canone Rai alla bolletta elettrica. Costerà meno (60 euro in media), ma lo pagherà anche chi ha un pc o un tablet.

«Da indiscrezioni sulla stampa – prosegue Sbalchiero – il Premier Renzi avrebbe dato il suo via libera alla rivoluzione per l’imposta che, dovrebbe quindi essere legata alla bolletta della luce con l’obiettivo di garantire all’azienda di viale Mazzini un gettito di 1,8 miliardi di euro l’anno. Più o meno quanti ne incassa oggi la Rai, ma allargando la platea. Non si pagheranno più i 113,50 euro (407,35 euro nel caso del tributo speciale per imprese), ma si chiederà un importo inferiore. Resteranno le fasce di esenzione e i bonus per i meno abbienti, ma tutti gli altri pagheranno una cifra che viene stimata dai 35 a 80 euro in base agli indicatori Isee. In media, il Canone Rai costerà 60 euro agli italiani».

«Abbiamo a lungo dibattuto con il Ministero dello Sviluppo Economico – ricorda Sbalchiero – sul fatto che le nostre aziende hanno si pc, tablet, smartphone e telecamere per la sicurezza ma, nella maggior parte dei casi sono strumenti di lavoro e non sono atti a ricevere la tv e quindi devono essere esenti dal canone speciale Rai. Una battaglia che sembrava felicemente conclusa con il chiarimento emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico del 2012 con il quale si è chiarito che chi non detiene «apparecchi atti o adattabili – quindi muniti di sintonizzatore – alla ricezione delle trasmissioni televisive” in definitiva non è tenuto a pagare il canone».

«Siamo determinati – conclude Sbalchiero – ad mantenere il risultato raggiunto. Ed in attesa che Tesoro e Palazzo Chigi decidano quale strumento normativo utilizzare (un emendamento alla Legge di Stabilità oppure un decreto ad hoc sono le opzioni più probabili) e soprattutto chiariscano i contenuti di questa nuova riforma per farci capre se interessi o meno il “canone speciale” dedicato alle imprese, come Confartigianato Veneto ci attiveremo da subito per evitare questo assurdo e ulteriore balzello».

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