Cariverona, un Albanese alla porta

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Rieccolo. Flavio Albanese ci riprova, a diventare vicepresidente della potente Fondazione Cariverona: quattro anni fa gli era andata buca, ora ha un anno di tempo per coronare il sogno. Forte di risultati in crescita del teatro civico di Vicenza che presiede dal 2010, l'”architetto” (le virgolette non vogliono essere offensive, lo ammette pacifico lui stesso di non avere la laurea, pur avendo avuto un certo successo nella vita professionale) punta a entrare nel sancta sanctorum di un potere centrale nella politica e nell’economia sull’asse Verona-Vicenza. Con obbiettivi ben precisi, riassumibili in uno: mettere le mani, gestionalmente parlando, sulla Basilica Palladiana.

O, se si vuole altrimenti, è il progetto che ha in comune con l’amico Jacopo Bulgarini, vicesindaco e assessore alla crescita: la FUC, Fondazione Unica della Cultura. Albanese è vicepresidente del Centro Studi Architettura Andrea Palladio (Cisa), carica che per la verità gli sta un po’ sul gozzo perché lui puntava alla presidenza, prospettiva fallita quando, fra giugno e luglio di quest’anno, ha trovato sulla sua strada l’opposizione del socio Provincia e del privato, l’imprenditore Lino Dainese, e presidente è diventato quest’ultimo. Era nel cda dell’Orchestra Teatro Olimpico, ma con il cambio della guardia degli ultimi giorni ha comunque il buon Bulgarini assiso a capo della prestigiosa istituzione, nonché Adriana Maltauro consigliere d’amministrazione, e coi Maltauro, il Flavione coltiva un buon rapporto. E’ insomma ben inserito nell’establishment che ruota attorno al sindaco Achille Variati e al suo Vice. Potremmo considerarlo l’intellettuale di riferimento, visto che è molto colto e apprezza pure il bon vivre, come testimonia la fama di generoso ospite nella sua ormai celebre villa a Pantelleria.

Dove, raccontano, ha ospitato anche il presidente della Cariverona, Paolo Biasi. Il quale però viene da un mondo, democristiano e cattolico, alzi ultracattolico, che con Albanese non si prende bene. Anzi, in genere i cattoliconi non lo possono proprio soffrire. La Cariverona, com’è arcinoto, emana un forte odore di incenso penitenziale e alacre lavoro a maggior gloria di Dio: odore di Opus Dei, a dirla tutta. Albanese, com’è altrettanto risaputo, è un laico, laicissimo omosessuale, moderno e senza timori reverenziali verso preti e cilici. Infatti, a stopparlo sulla via della Cariverona, quella volta fu monsignor Cesare Nosiglia, allora vescovo di Vicenza, che pur non essendo un interventista, s’impuntò e pose il veto sul suo nome. E il sindaco Variati, che gay friendly lo è ma non al punto da scontentare apertamente la Curia, dovette annuire.

Ora è diverso. Achille, nel consiglio da cui prenderà forma il consiglio d’amministrazione, è molto più forte: può esprimere le proprie preferenze nella doppia veste di sindaco e presidente della Provincia, un binomio inusitato che dovrebbe bastare per soddisfare l’ambizione di Albanese. Anche perché l’attuale vescovo, Beniamino Pizziol, dato per “variatiano”, sa imporsi meno del già non troppo incisivo predecessore. Se a questo aggiungiamo che Albanese ha raggiunto un accordo con Marco Goldin sulla terza (e ultima) mostra a Vicenza che partirà fra poco più d’un mese, anche questa realizzata col salvadanaio della fondazione guidata da Biasi, e che in questi anni se n’è stato buono buonino, come piace agli ambienti sacri e savi, la possibilità di succedere a Silvano Spiller (al secondo mandato, quindi fuori gioco) si fanno più concrete.

Se ce la facesse, a quel punto avrebbe la via spianata per dare vita alla futuribile Fondazione Unica della Cultura: avrebbe accesso alla cassa e siederebbe nel posto di prestigio a cui assommerebbe il teatro civico e, tramite Bulgarini, l’assessorato alla crescita (con deleghe varie alla Fiera, ai rapporti con le categorie economiche, agli eventi ecc). Con una sola spina nel fianco: il Cisa, dove il presidente Dainese è autonomo ed intende agire indipendentemente dal Grande Disegno targato FUC. E con un’incognita: il ruolo della Camera di Commercio, cioè delle associazioni economiche in primis di Confindustria. Ad ogni modo, alla concentrazione di potere in mano a Variati, Albanese vorrebbe affiancarne un’altra: la sua.

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