La libreria “più bella del mondo”? A Bassano

A Bassano del Grappa giovedì mi sono presentato con mezz’ora di ritardo perché il Frecciabianca, causa maltempo, è arrivato a Vicenza alle 17 e 30 invece delle 16 e 54. Scendo dal treno e devo raggiungere Palazzo Roberti, architettura di fine Seicento e un passato da cenacolo di scrittori e artisti del Settecento, ai piedi del Grappa e a un passo dalla Valsugana, nella centralissima via Jacopo da Ponte, per presentare Viaggio in Italia. Mi hanno preparato: devi sapere che entrerai nella libreria più bella del mondo. Lo chiedo subito a Lavinia, è la prima delle tre sorelle Manfrotto che ne sono le animatrici (le altre sono Lorenza e Veronica), e mi è venuta a prendere alla stazione con un bel sorriso e un dito scottato: «Per me sì, ma giudichi lei, noi ce l’abbiamo messa tutta per farne una casa, un salotto, un luogo dell’anima, i libri hanno un buon odore ed è bello essere i primi a sfogliarli». Chiama Veronica dalla macchina e scherza: improvvisa uno «spettacolino, fai qualcosa» per intrattenere il pubblico, perché c’è anche traffico. Capisco che l’allegria nella famiglia Manfrotto non manca e qualcosa mi dice che le sorelle in libreria si divertano un mondo.

All’arrivo il colpo d’occhio tra pavimento alla veneziana, scaglie di marmo e travi di legno caldo, stucchi veneti, oltre sessantamila libri tutti in ordine e catalogati; i bambini con le mamme a piano terra e il salone degli affreschi della scuola del Tiepolo con un pubblico che non lascia una sedia libera; e poi “l’aletta” con i libri scelti, un gioco unico tra sale di lettura, terrazzo e giardino. Dopo un’ora e mezzo di confronto serrato, una gran voglia di speranza che emerge da quasi tutti gli interventi, curiosità politiche, qualche paura di ribellismo e un desiderio prevalente di rimboccarsi le maniche e ripartire, mi fermo davanti a un camino di marmi e guardo Lavinia. Mi fa: «La mamma voleva che si potesse accendere il caminetto ma non ci hanno dato il permesso, però se esagerano con i libri brutti io un falò lo faccio comunque».

La sera sono a cena con le tre sorelle e i loro mariti, l’imprenditore Federico Visentin e la moglie, a casa di Veronica, e scopro che dietro la storia di questa libreria piena di suggestioni antiche c’è il talento di un padre speciale, Lino Manfrotto, che è partito come fotografo, ha inventato in garage il primo stativo per le luci grazie a Gilberto Battocchio, un “genio dell’ingegneristica” con la quinta elementare, ed è diventato il primo produttore al mondo di attrezzature fotografiche, treppiedi, cavalletti, pali telescopici e così via. Scopro che Palazzo Roberti non doveva essere una libreria di mille metri quadrati su tre piani ma la abitazione privata di una famiglia che era diventata ricca e voleva la sua bella casa piena di storia e colori nel cuore di Bassano del Grappa.

«Ricordo la faccia di papà quando il libraio di Palazzo Roberti gli dice a muso duro: ma lei lo sa che qui c’è un vincolo ministeriale e questo Palazzo può essere solo una libreria?» racconta Lavinia. Lorenza dice la sua: «Si presenta con lo sfratto e viene rispedito a casa, lui è incavolato nero ma va direttamente dall’altra libraia di Bassano, compra locali e licenza, e le fa una promessa: con questa carta, cara signora, qui a Palazzo Roberti, sempre a Bassano, faremo la libreria più bella del mondo». Aggiunge Veronica: «Quel libraio ci ha fatto un favore». Chiosa Lavinia: «È stato il nostro futuro, il nostro destino, che cosa avremmo fatto della nostra vita?».

Penso alla bellezza della libreria e non mi trattengo: «Senza offesa per nessuno, ma non è sprecata una libreria così unica a Bassano del Grappa, quarantamila abitanti non sono un po’ pochini?». Le tre sorelle si sentono colpite nel vivo e rispondono all’unisono: «Vengono da Treviso, Trento, Vicenza, vengono da ogni dove, c’è un turismo da libreria, e questa libreria è fatta per “viverci” dentro, passarci almeno qualche ora». Hanno ragione: i cromosomi di papà Lino si sentono, lo spirito di un’idea della vita e del lavoro che appartengono alla terra di Giorgio Lago pure. Esco di casa, sono passate le 23. Fa freddino, la brezza notturna della Valsugana allontana la nebbia. Intorno ci sono gli olivi, il verde e tante case belle. Sopra, un cielo pulito.

Roberto Napoletano
Il Sole 24 Ore
16 novembre 2014

Tags: ,

Leggi anche questo