Riforme vere: ridurre orario di lavoro

Voglio esprimere tutta la mia stanchezza per la lettura quotidiana di analisi, studi e documentazioni concernenti i processi economici nazionali e globali connessi con i diritti e la democrazia. Sono altrettanto stanco di assistere, sempre quotidianamente, al drammatico arretramento dello stato sociale del nostro Paese. Parole che si sommano ad altre parole in una logica simile all’incomprensibile burocrazia che non agisce a favore del popolo ma da esso pretende un esagerato riconoscimento del proprio potere.

Ma è così difficile non capire che al centro di una qualsiasi diagnosi dell’attualità sono le diseguaglianze prodotte dal ciclo neoliberista che hanno sfruttato il lavoro e che sono la causa principale della crisi assieme alla finanziarizzazione dell’economia? La colpa della politica e del popolo è di aver accettato per convenienza e opportunismi individuali la subordinazione all’economia finanziaria per oltre 20 anni.

Per uscire da questo circolo vizioso bisogna rimettere il lavoro al centro aumentando i suoi diritti e il suo potere sviluppando l’economia reale e riducendo le diseguaglianze del mercato tramite una reale redistribuzione della ricchezza. Tutto ciò anche per garantire una maggiore coesione sociale utile ad estendere i diritti individuali e a prevenire ancor più grigi scenari.

Ma è così difficile stabilire per legge che il lavoro precario deve costare di più del lavoro a tempo indeterminato? E’ così difficile stabilire per legge una riduzione dell’orario di lavoro al fine di allargare la platea dei lavoratori e ridurre quindi il rischio che il lavoro diventi sempre più una discriminante sociale?

Doveri e principi dimenticati dalla sinistra che ha adottato atteggiamenti troppo simili alla destra. E ciò ha prodotto stanchezza nei confronti dei partiti tradizionali ed enfasi salvifica verso la società civile. L’attuale allineamento con la destra, anche nella forma di una progressiva destrutturazione organizzativa della base a cui ha fatto seguito una spasmodica ricerca di leadership, deve quindi finire. Troppi sono i soggetti che scalpitano, parlando secondo le regole del marketing e dell’intrattenimento, ma che sanno esercitare solo istantanee seduzioni.

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