Tosi di centro, Salvini di destra: perché ancora insieme?

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La Lega Nord ha sempre avuto due facce, in genere una più arcigna, secessionista, ed una più accomodante, federalista. Ma fintantoché a guidarla con pugno di ferro (senza guanto di velluto) era Umberto Bossi, leader carismatico e indiscusso, le divisioni rispondevano anche ad un certo gioco interno delle parti, non oltrepassavano un certo limite, e quando lo facevano, zac!, scattavano le espulsioni dall’alto. Per il resto, a caratterizzare il Carroccio è sempre stato un pragmatismo che non guardava in faccia a nessuno: ondeggiante a destra e a sinistra a seconda del momento storico (ma più a destra che a sinistra, il legame con Berlusconi è stato nettamente predominante), capace di cambiare pelle e parole d’ordine per evitare l’effetto déja vu (di qui le successive mutazioni: indipendenza, devolution, Padania ecc), ben assestata nei palazzi del potere ma contemporaneamente radicata nei territori.

Oggi le due facce sono del segretario federale Matteo Salvini e di quello veneto Flavio Tosi, che si guardano in cagnesco sul serio, mica per scena. Di recente abbiamo ricordato la violazione del patto fra i due, che prevedeva Salvini capo-partito e Tosi candidato premier, e il garante Bobo Maroni oggi interviene invocando le primarie interne per decidere chi dei due debba rivestire quest’ultimo ruolo in caso di elezioni anticipate in primavera (in concomitanza con le regionali: il che fa alzare le orecchie a Zaia che corre in Veneto per la conferma a governatore).

La spaccatura non è finta, è reale. Ma mentre le differenze fra uno Zaia e un Tosi si rifanno ad una diversa gestione del potere, con diversi riferimenti in gruppi d’interesse (Tosi storicamente legato alla passata éra Galan, di contro ad uno Zaia che gioca in proprio), lo scontro fra il sindaco veronese e il Matteo neo-leghista è squisitamente ideologico. Tosi è un moderato che fa sfoggio di dialogo e aperture perfino sui diritti civili ai gay, ammicca ad un ex montiano come Corrado Passera (filo-euro al midollo), il suo sistema di potere a Verona ha il sapore di una specie di “balena bianca” (solo, per ragioni locali, inglobatrice anche di “neri”, ben prima della svolta filo-estrema destra di Salvini), il suo “centrismo” lo appaia meglio con un collega democrat come il vicentino Variati piuttosto che un leghista come il padovano Bitonci, salviniano più di Salvini. Un Renzi di centrodestra, solo meno piacione.

Salvini invece ha impresso una svolta nazionalista e no-euro (sovranista, per l’esattezza) che sta dando frutti in termini di consensi (10% nei sondaggi) e che vorrebbe fare della Lega un Front National all’italiana, vera e propria destra radicale con qualche tinta perfino sociale (come dimostra l’adesione della Cgil al referendum contro la legge Fornero promosso dal Carroccio). Semplificando: Tosi è di centro, Salvini è di destra. Altro che primarie: sarebbe più onesto stessero in due partiti diversi.

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  • germana fissolo

    Perchè insieme? ovvio, per non dividere il capitale di voti della Lega, e per acchiappare su ambo i lati. E forse perchè non è ancora chiaro chi ha i diamanti. non dimentichiamo che è un partito di ottime persone, gentiluomini che sanno perfino parlare in dialetto. qualcun altro se ne cura? Per rendere più efficace il loro localismo e antieuropeismo, suggerisco loro di tornare al medievale “maso chiuso”, purchè non escano troppo a contaminarsi con l’euro.