Rappresentanti stranieri, Vicenza batte Padova

«Plaudo al Consiglio degli Stranieri di Vicenza, anche se ho qualche perplessità». E’ un giudizio analitico e ponderato quello che dà Egi Cenolli, giovane rappresentante albanese delle comunità straniere a Padova. Nel capoluogo patavino esiste dal 2011 un’esperienza simile a quella varata ieri da Vicenza: una commissione consultiva eletta dai cittadini non comunitari e apolidi con regolare residenza in città e senza cittadinanza italiana, a cui partecipano il sindaco e due consiglieri comunali, uno di maggioranza e uno di minoranza. I suoi 16 componenti trovano ciascuno un posto in tutti gli organi rappresentativi in città, dalle commissioni consiliari ai consigli di quartiere. A Vicenza, invece, è stato istituito un vero e proprio consiglio parallelo, il cui presidente e vicepresidente, e soltanto loro, siederanno in consiglio comunale con diritto di parola ma non di voto.

La Cenolli sottolinea anzitutto gli aspetti positivi: «hanno aumentato da 1 a 2 i rappresentanti in consiglio comunale e hanno previsto un gettone di presenza, che da noi non c’è». Molto importante «il parere obbligatorio sui temi che riguardano gli immigrati», che a Padova manca. In generale «hanno fatto di più rispetto a noi». Detto questo, secondo c’è anche qualche dubbio: «vorrei capire come vengono formate le liste per le elezioni, da noi bastano 20 firme per un candidato, e tutte e 10 le maggiori nazionalità devono avere almeno un rappresentante». Un limite “vicentino” è costituito anche «dal vincolo di 5 anni di residenza in Italia per l’elettorato passivo: da noi non esiste. Io ad esempio», racconta, «sono stata eletta dopo un anno che ero in Italia, e mi hanno votato anche gli immigrati della generazione precedente».

A Padova, dal canto suo, la situazione è in stallo. Scaduta la passata amministrazione (di centrosinistra), è decaduta anche la commissione stranieri, che però continuerà fino al 9 dicembre in base ad una proroga di sei mesi. Nel primo consiglio comunale con la nuova maggioranza di centrodestra del neo-sindaco Massimo Bitonci, spiega la Cenolli, «non ho avuto posto. Ho chiesto di incontrare il sindaco a luglio, ma sono riuscita a vedere solo il presidente del consiglio comunale, Marcato. Con l’assessore Alessandra Brunetti non ho mai avuto un incontro a due pur avendoglielo chiesto, ma è venuta in commissione ma alla nostra domanda su quando si svolgeranno le nuove elezioni per gli stranieri, ha risposto che non era preparata». Dopo una riunione interlocutoria a inizio settembre coi capigruppo, il 17 novembre scorso alla commissione è stato annunciato che l’amministrazione avrebbe l’intenzione di modificare il regolamento. Traduzione: eliminare le elezioni e far nominare il rappresentante direttamente dal sindaco. «L’elezione comporta una responsabilità diversa, perchè chi è eletto risponde agli elettori, chi è nominato risponde solo a chi lo ha nominato. Ho presentato una mozione che è stata firmata dai consiglieri Pd, anche se non volevo che la questione diventasse motivo di una lotta fra maggioranza e opposizione». Il 9 dicembre si avvicina, ed è molto probabile che Padova non avrà più rappresentanti stranieri in Comune.

Nel resto del Veneto nulla si muove. Per la verità, a Venezia quest’estate qualcosa si era tentato: una raccolta firme da parte dell’associazione “Io clandestino” che puntava a replicare il modello padovano. Con la rovinosa caduta della giunta Orsoni per i noti guai giudiziari e il successivo commissariamento che dura tuttora, l’iniziativa si è afflosciata. Piccola consolazione: dal 17 febbraio di quest’anno è in vigore la cittadinanza speciale per “ius soli”, che però è un atto puramente simbolico, visto che legiferare in materia è esclusiva competenza dello Stato. Idem, dalla fine del 2013, a Treviso, con lo stesso tipo di “cittadinanza onoraria” ai figli di immigrati. A Verona, pur se governata da un Flavio Tosi leghista scopertosi dialogante sul tema dei diritti, non si è visto nulla di concreto. Cenolli: «Un anno fa sono stata invitata da un appartenente alla comunità albanese a illustrare la nostra esperienza a dei consiglieri comunali veronesi di maggioranza e minoranza, e pareva che questi ultimi fossero interessati. Ma se una proposta simile viene avanzata dalla sola minoranza, è probabile che venga bocciata per motivi politici, è meglio la faccia sua anche la maggioranza. E’ vero che Tosi si sta dimostrando più aperto che in passato, ma deve comunque mantenere la linea della Lega. Anche se non si può ignorare una realtà come quella delle nazionalità straniere». Rovigo, Treviso e Belluno

Tags: , ,

Leggi anche questo