Autostrada Bs-Pd, Serenissima grana (padana)

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Ma come mai una parte significativa della politica veneta, quasi di punto in bianco, si è messa a difendere l’italianità della Brescia Padova? L’autostrada, una delle più remunerative del Paese, nonostante gli scandali che l’hanno colpita nell’ultimo ventennio è da settimane al centro di una sciarada finanziaria da mezzo miliardo di euro (che però ne vale ben di più, se si considerano i capitali mossi da un nastro d’asfalto che è uno dei cuori pulsanti del Nordest). Da anni si parla di vari poli autostradali (del Veneto, del Nordest, del Nord) ma al riguardo non esistono studi o pubblicazioni di rilievo, anche perché l’autostrada una volta costruita non è difficile da gestire anche in tratte separate, come ricordano spesso due luminari del calibro di Marco Ponti e Ivan Cicconi. Da questo se ne deduce che, al momento, polo veneto o del nord sia solo uno slogan che in realtà è sinonimo di una A4 che rimanga, anche legittimamente, in mane nostrane.

Ad ogni modo la Brescia Padova, che per anni ha avuto come socio di riferimento un arcipelago di enti pubblici lombardo-veneti, è finita sotto il controllo di Banca Intesa. Quest’ultima, un po’ perché sta rivedendo le sue partecipazioni, un po’ perché ha bisogno di denaro sonante per tenere i conti in ordine, ha deciso o starebbe decidendo di dismettere le sue quote. In cima alla lista dei possibili acquirenti c’è il colosso spagnolo Abertis, il quale aveva già tentato la scalata.

La cosa però non piace al presidente della Brescia Padova, il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona, che sabato sul quotidiano L’Arena, spiegando di avere dalla sua tutti gli amministratori locali, si esprimeva così: «farò di tutto per evitare che si perda il controllo della società. Deve restare patrimonio italiano». Italiano sì, visto Ila governance è espressione di un gruppo (Intesa) che ha il suo centro gravitazionale tra Torino e Milano. Ma non certo veneto.

Come mai centrodestra e centrosinistra da anni si battono il petto parlando di liberalizzazioni mentre oggi, d’improvviso, salta fuori il dirigismo e l’appello alla banca di sistema? Per caso c’è il timore che la conquista della A4 holding, la finanziaria che possiede l’intero gruppo, costituisca un taglio sgradito in termini di commesse, appalti, rendite di posizione et similia? In questa direzione si spinge uno dei giornalisti economici più in vista nel panorama della stampa italiana, Giorgio Meletti che su Il Fatto di ieri a pagina 11 ricostruisce uno scenario in cui i toni chiari sono molti meno dei toni scuri: «Se gli spagnoli arriveranno a fare la cosiddetta due diligence, cioè la verifica capillare dei libri contabili, potrebbero scoprire cose non belle… Anche per questo non mancano dentro la stessa Intesa, fieri oppositori della vendita…». E tali oppositori sempre Meletti li descrive così: «Conoscono le porcherie fatte a sostegno del sistema e a maggior gloria di Dio».

A tormentare la grande famiglia A4 c’è la vicenda del cemento depotenziato per la A31 sud, che è pure stata colpita da una inchiesta dell’antimafia veneziana. C’è l’affaire Infracom, l’affaire Ascione. Più recentemente è esploso il caso Venturi. Così lo racconta l’Arena di ieri a pagina 12: «Intanto, proprio alla società Serenissima Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova Spa (una delle quattro società pubblico-private della A4 Holding) è stato assunto per occuparsi di comunicazione e pubbliche relazioni Fabio Venturi, l’ex vicepresidente della Provincia e della Quinta circoscrizione, sospeso per un anno e mezzo dagli incarichi pubblici fino al dicembre 2015 dopo essere stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione per rivelazione d’atti d’ufficio. Leghista, Venturi è uno stretto collaboratore del sindaco Flavio Tosi nella sua Fondazione Ricostruiamo il Paese». Ma parlare di autostrade in regione non fa nemmeno bene al Pd, basti pensare alle vicissitudini di Lino Brentan.

Sullo sfondo rimane la Valdastico Nord. Per i detrattori dell’opera costituisce la chiave di volta per prolungare la concessione al 2025 ed evitare che questa venga messa a gara far un anno. Il comitato interministeriale sulle grandi opere, il Cipe, ha detto sì. Ora si attende l’ok del governo, ma il parere positivo della provincia autonoma di Trento è vincolante. E quest’ultima, stando al presidente Ugo Rossi, resta contraria, punto. Sabato 15 novembre a Besenello, in provincia di Trento, si sono riuniti i sindaci del comprensorio per una manifestazione popolare contro la Valdastico Nord che proprio a Besenello dovrebbe terminare. La vox che circolava tra gli amministratori era precisa: Intesa vuole vendere e Abertis non è interessata alla Valdastico Nord perché costa un occhio e i passaggi non la ricompenserebbero. Se ne vedranno delle belle.

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