Due vicentini a Kobane: «Basta pacifismo ottuso»

Dopo gli esponenti del Centro Sociale Rivolta di Venezia, è il momento dei due attivisti vicentini del Bocciodromo Teo Molin Fop e Marko Urukalo di visitare il confine turco-siriano, a poche centinaia di metri dalla sanguinosa battaglia di Kobane dove si stanno confrontando le forze del Pyd curdo e quelle dei fondamentalisti dell’Isis. «Il nostro viaggio si colloca all’interno della carovana a forma di staffetta alla quale partecipano i centri sociali del Nord Est, Emilia-Romagna, Marche e di altre regioni – spiega Molin, uno dei leader del Bocciodromo, al sito VicenzaToday -. Il primo obiettivo è innanzitutto praticare cooperazione politica con chi nel Rojava costruisce spazi di autonomia ed autogoverno basati su una cittadinanza aperta che supera le linee di razza, religione e sesso. Questo per noi vuol dire essere Kobane».

«Crediamo che chi resiste a Kobane tiene aperto uno spazio di vita ed un progetto politico per chiunque combatte il fascismo, i fondamentalismi, pratica autonomia e libertà. Vogliamo poi costruire informazione e raccontare quello che sta succedendo su quel territorio, sul corso della guerra tra i combattenti del Ypg e i miliziani dell’Isis e sulla straordinaria esperienza della Rojava – spiegano – Una comunicazione che racconti la verità oltre alla narrazione tossica dei media main stream. A noi che a Vicenza abbiamo attraversato il movimento No Dal Molin e che viviamo la presenza delle servitù militari, la carovana serve per ragionare su cosa vuol dire essere contro la guerra oggi. Significa schierarsi a fianco dei curdi della Rojava che ci stanno dimostrando la possibilità di una terza via, quella che si apre tra coalizioni occidentali e islamisti. Kobane ci insegna che essa si pratica in maniera conflittuale e non difendendo ottusamente un pacifismo disarmato ed inefficace».

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