Campi nomadi in Veneto: sgomberi e “marchette”

Polemiche ad arte, problemi sociali, reati, ricettazione, infanzia disagiata, emarginazione, strumentalizzazioni politiche, storie di ordinaria tristezza, interessi e appalti: c’è un po’ di tutto nel caleidoscopio legato alla gestione dei campi nomadi del Veneto. Ma così va pure nel resto del Paese dove l’intera partita si lega al degrado delle grandi periferie che nella regione che fu della Serenissima sono in numero molto minore che in altri conglomerati urbani come Napoli, Roma e Milano.

Tra le tessere più importanti del mosaico regionale c’è Padova. Capoluogo che storicamente sconta problemi di degrado più consistenti di altri centri, e che è recentemente passato sotto il controllo del Carroccio dopo una lunga stagione a marca centrosinistra. Il neosindaco Massimo Bitonci ha scelto l’inizio della stagione autunnale per annunciare con tanto di delibera lo sgombero dei campi abusivi impostando un cronoprogramma che vede il primo intervento lungo il canale Brentella a ridosso di via Chiesanuova. Nel mirino della giunta sono finiti i baraccamenti abusivi che da tempo avevano suscitato polemiche tra i residenti. Tra quelli che più a lungo sono stati al centro delle polemiche ci sono quelli della zona Mortise. Ovviamente l’azione dell’amministrazione deve agire su binari differenti. In alcuni casi gli insediamenti insistono su aree di terzi. In questo caso la procedura può essere più rapida. In altri i nomadi hanno edificato su aree di proprietà, ma in violazione della norma urbanistica. Il che prevede un iter differente.

A Vicenza invece le polemiche ruotano attorno all’area di via Cricoli. L’amministrazione a guida Pd ha messo in campo 120.000 euro per risistemarlo. Una parte di questi sono fondi statali, ma come largamente anticipato da Veneto Vox, i sinti avrebbero espresso una serie di riserve in materia di sicurezza e di privacy suscitando le ire del sindaco Achille Variati. A differenza di altre città il centrodestra berico ha tenuto un profilo più moderato, ma da alcune ore la situazione starebbe cambiando perché i nomadi avrebbero chiesto al Comune di intervenire con un congruo sostegno qualora gli ospiti del campo non siano in regola coi pagamenti delle bollette elettriche. Una pratica, quella del contributo a fondo perduto, che aveva già esasperato gli animi e rispetto alla quale il Carroccio – queste le voci che arrivano da palazzo Trissino – si prepara a dare dura battaglia nei prossimi consigli comunali.

A Treviso la situazione è ancora differente. Nel capoluogo della Marca si vive una situazione in parte opposta a quella di Padova: dopo un quindicennio di dominio leghista la palla è passata in mano al democratico Giovanni Manildo. La sistemazione di un’area in zona Da Milano è diventata l’arena per uno scontro al calor bianco fra la maggioranza di centrosinistra e il Carroccio. Quest’ultimo parla di regalo da 170.000 euro che de facto va a beneficio «dei giostrai» e collega la prospettiva d’un possibile degrado all’apertura di zone a traffico limitato; il primo cittadino ribatte a muso duro, spiegando che si tratta di uno spazio che sarà affidato con tanto di regolare gara alle associazioni dei camperisti e accusa il centrodestra di portare avanti una becera strumentalizzazione. E intanto fioccano le sberle mediatiche anche dopo l’uscita di un web-tabloid italiano di orientamento conservatore che nel caso della giunta di Treviso non va per il sottile: «Quando c’è da fare le marchette a immigrati e zingari i soldi ci sono sempre». Parole che hanno ulteriormente surriscaldato il clima.

Anche in considerazione di ciò che nel frattempo accade in questi giorni in provincia di Venezia, e più nel dettaglio a Mestre in zona Terraglietto. Dove la magistratura ha disposto il sequestro di un campo abusivo in cui si era sistemata la famiglia Lovacovic: gli inquirenti hanno ritrovato in loco merce di dubbia provenienza per un ammontare di 100.000 euro. Il che ha nuovamente alimentato fuoco della polemica. A Verona invece si avvertono ancora gli strascichi del caso dei pestaggi brutali (avvenuti nel 2013) a danno di alcuni residenti nel capoluogo scaligero ed attribuiti ad un gruppo di sinti orbitanti attorno al campo di Forte Azzano.

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