Belluno, Cassazione contro i “mammoni”

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Quando in un litigio fra una coppia di divorziati finiscono in mezzo i figli non è mai una bella esperienza. Ma in un caso avvenuto nel bellunese i figli non sono le vittime di una relazione che è finita male, quanto piuttosto il motivo del contendere. Non per il loro affidamento però, ma per la casa in cui abitano. Due anziani ex coniugi sono stati infatti per anni in causa per la casa coniugale, dove vivono ancora i due figli quasi cinquantenni. Nel 2011 il Tribunale di Belluno aveva addebitato la responsabilità della separazione della coppia al marito, obbligandolo al pagamento di un contributo per il mantenimento dell’ex coniuge, ma aveva anche revocato l’assegnazione alla stessa della casa coniugale – inizialmente assegnata alla donna per abitarci con i figli.

Dopo che la Corte d’Appello di Venezia aveva rigettato la richiesta della “mamma”, la stessa si era rivolta alla Cassazione che in questi giorni ha definitivamente chiuso la vicenda. L’organo supremo della giustizia italiana nella sentenza ha anche invitato i due figli “mammoni” a contribuire alle spese famigliari: «Il prolungamento del diritto al mantenimento da parte dei genitori non è tutelabile perché contrastante con il principio di autoresponsabilità (…) anche tenuto conto dei doveri gravanti sui figli adulti (…) di contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia, finché convivono con essa».

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