Veneto, persi 30 mila lavoratori immigrati

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«Anche nel Veneto si vive un momento di stasi e la crisi ha fermato l’immigrazione. Lo scorso anno 16 mila abitanti sono andati all’estero e 14 mila lavoratori immigrati hanno lasciato il Veneto quindi oggi abbiamo 30 mila lavoratori in meno. Questo è un segnale molto preoccupante e negativo perché senza lavoratori non si costruisce il lavoro e non si esce dalla crisi».

Queste le parole di monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, a margine di un convegno organizzato alla Facoltà Teologica del Triveneto di Padova. «La crisi delle imprese ha fatto registrate un -4% per quanto riguarda le imprese quelle italiane negli ultimi 3 anni, allo stesso tempo però un più 14% di quelle gestite da stranieri. Il mondo del lavoro immigrato sta dando un apporto significativo anche al mondo dell’impresa e sta dando lavoro a 500 mila lavoratori italiani, questo non dobbiamo dimenticarlo».

«Il Veneto – ha sottolineato Perego – ha oltre mezzo milione di migranti e 300 mila persone che sono andate all’estero e quindi ci stiamo avvicinando all’uno a uno in termini di rapporto. Purtroppo il tema dell’immigrazione è sempre stato letto a partire da criteri ideologici e non dalla realtà, così tutte le volte che se ne parla a sinistra o a destra si è accentuato un approccio piuttosto che un altro – ha continuato – mentre il mondo del lavoro dimostra che ci sono 2,5 milioni di lavoratori migranti, un milione di bambini nelle scuole, 400 mila matrimoni misti e che quindi è un fenomeno che sta cambiando i luoghi fondamentali della nostra vita; dall’altra parte, leggendolo a sinistra, è stato visto in maniera superficiale e non come fenomeno che va governato. Purtroppo la legislazione italiana ha puntato molto sulla sicurezza spendendo il 90% delle risorse su sicurezza invece che sull’integrazione. Forse – ha concluso Perego – bisognerebbe mettere più risorse sull’integrazione, riconoscimento e accompagnamento e meno in sicurezza visto che questa gente lavora, studia e vive a contatto con le nostre famiglie».

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