Razzisti anti-nomadi? Più intelligenti i nazisti

I cosiddetti “nomadi” (virgolette d’obbligo, sono in gran parte stanziali) fanno sempre notizia. Al cittadino comune, giustamente incazzato per l’idrovora di tasse e per i sacrifici imposti da uno Stato che prende molto e dà poco, questi Sinti, Rom e “zingari” sembrano fatti apposta per farlo incazzare ancora di più: vivono appartati in roulottopoli dichiarando il più delle volte redditi da fame e perciò brandendo gli indici Isee per farsi pagare dai Comuni le bollette, affermano di non poter avere un lavoro come tutti perchè vittime di discriminazione, gironzolano per le città facendo l’elemosina, non partecipando alla vita pubblica eppure essendo in buona misura cittadini italiani, votano anche loro. Sono e intendono restare diversi, per cultura e abitudini di vita, ma invocano l’integrazione.

A Vicenza un consigliere comunale noto per non saper tenere a freno la lingua, il camerata Claudio Cicero, ha paragonato quelli vicentini a maiali che si ravvoltolano nel letamaio. Profluvio di commenti positivi sul web, condanna puramente verbale dell’augusto Consiglio e segnalazione all’Ufficio anti-intolleranza razziale del governo (ma per piacere: Cicero fa bassa politica e non ha nessuno stile neanche nella polemica, ma questi piccoli Minculpop “democratici” sono una vergogna, vanno chiusi). In ogni caso, gran colpo mediatico e politico, non c’è che dire: per i motivi di cui sopra, insultando i “nomadi” si raccoglie consenso a buon mercato. Tuttavia, mi dispiace per il “popolo dei social network”, il razzismo non solo è da tonti, ma è anche controproducente per le buone ragioni di chi è ostile ai Sinti e simili.

Che vanno criticati per il comportamento: per quello che fanno, non per quello che sono. E’ quanto scrivevamo di recente: usando la discriminante etnica (“siamo culturalmente diversi e ci piace vivere così”) come un diritto, senza farsi carico dei conseguenti doveri (cioè l’onere, economico e politico, di vivere in modo diverso da tutti gli altri cittadini), fanno i furbi. Non vogliono integrarsi? Benissimo: facciano come tutti gli italiani, si trovino una casa – pubblica, se accertato che sono realmente poveri – e poi non ci sarà più nessun alibi anche per trovare un’occupazione. Non vogliono integrarsi? Si paghino la proprietà e le spese delle loro enclaves, rispettando le norme come qualsiasi privato. Punto e a capo.

Tutto questo, però, al netto dei luoghi comuni e dei pregiudizi. Quando si approfondisce il lato delinquenziale della cronaca che li riguarda (come ha fatto questo giornale online), non significa poter teorizzare che tutti i “nomadi” sono delinquenti: perchè equivale al preconcetto che andava di moda negli Usa quando si consideravano gli italiani, anche quelli con regolare cittadinanza statunitense, come mafiosi, tutti, indistintamente. Quando si sottolinea la loro contraddittoria intenzione di mantenere la propria identità, non si può fare il salto (il)logico di dichiararli nemici pubblici, inferiori, animali: hanno costumi diversi, punto. Quello di cui si può accusarli è non di assumersene le conseguenze.

Il razzismo, cari i miei “io non son razzista, ma…”, è una condanna per generalizzazione, e tutte le generalizzazioni sono sempre, sempre sbagliate. Perché non distinguono le responsabilità. I razzisti sono degli irresponsabili esattamente come gli antirazzisti militanti, che son razzisti alla rovescia: segano via i problemi, o meglio s’illudono di farlo, liquidando o santificando a priori un gruppo in quanto tale. E com’è si dice quando uno parla di un gruppo etnico come di una razza pura, con caratteristiche pure, negative o positive? Non è razzismo, forse? E non è sommamente idiota, per un adulto fatto e finito, semplificare al livello di un ragazzino di dieci anni, peggio dei nazisti che almeno, per citare il Grande Lebowsky, alla base avevano un ethos, cioè una visione della vita, per quanto sbagliata e luttuosa fosse?

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