Zoggia (bersaniano Pd): pur di vincere, voto Moretti

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Davide Zoggia, deputato Pd, uno dei volti storici della sinistra veneziana, è una vecchia volpe. Ma i rovesci interni al suo partito dopo il voto sul Job’s Act a Montecitorio hanno messo a dura prova anche un sergente di ferro come lui. Bersaniano convinto, uomo di apparato, in passato non ha risparmiato stilettate all’ala renziana, anche se alle imminenti primarie del Veneto per il candidato governatore, annuncia la sua preferenza per l’eurodeputato berico Alessandra Moretti, già pasionaria bersaniana e oggi renziana sui generis, «una che ha qualità e carattere». Il tutto  mentre Roger De Menech, coordinatore regionale del Pd, ammette che il Pd veneto non è riuscito a costruire un ceto dirigente degno di questo nome.

Ha annunciato di votare per la Moretti, che da bersaniana è diventata una renziana de facto, anche se si definisce “morettiana”. La preferenza accordata a quest’ultima non le procura un certo disagio visto che lei era ed è rimasto un bersaniano doc?
Io non direi. In questi mesi le carte si sono rimescolate così tanto che un discorso impostato su vecchie appartenenze appare superato. Io ho scelto Moretti perché credo abbia sicure qualità e perché sia il candidato con più chance. L’obbiettivo è la vittoria al voto del prossimo anno.

Durante le settimane passate non sono mancati coloro che nel Pd hanno cercato di evitare le primarie. Come mai?
Guardi che nel Pd sono diversi a non avere una grandissima simpatia verso questo strumento perché alle volte può non essere il più idoneo. Io sono tra questi, ma ho comunque spinto perché le primarie si tenessero.

Perché?
Perché se si è scelta questa strada allora ci vuole anche coerenza nel seguirla.

Anche lei come Massimo Cacciari ha pensato «ma che cazzo dice questa» quando ha visto la famosa intervista alla Moretti divenuta già un tormentone sul web?
No, quella intervista, che poi è avvenuta in un contesto rilassato, poco formale, è semplicemente in piccolissimo intoppo in termini di comunicazione. Alessandra Moretti ha chiarito tutto. E lo ha fatto bene, in modo esaustivo. Si tratta di un episodio passato.

Moretti propone uno strappo rispetto al cosiddetto sistema Galan. Sistema che, con i dovuti distinguo, si sarebbe in parte replicato sotto il quinquennio Zaia. Però il Pd di ieri, come quello di oggi, sulle scelte strategiche, in buona compagnia con Lega, Ncd e Fi, sembra attestarsi su una posizione sempre a favore delle grandi opere: Tav, Orte Mestre, Valdastico Nord e ancora i project financing nella sanità. Come si difende il Pd dalla accusa di stare gattopardescamente schierato con i soliti centri di potere?
Non si può ragionare solo astrattamente, non si può fare di tutta un’erba un fascio. Questi progetti vanno valutati uno per uno in modo serio e scrupoloso. Anche in relazione alle difficoltà della finanza pubblica nel reperire risorse comunque utili, se ben spese, a portare a casa lavori pubblici dei quali la popolazione sente grande bisogno.

Ma non temete, dopo il caso Mose, dopo il caso Expo, tanto per far due nomi, che la richiesta di trasparenza che comunque viene dal basso, possa essere cavalcata, in modo strumentale o meno, dalla destra?
No guardi, la trasparenza e la correttezza nella gestione della cosa pubblica non possono essere appannaggio di destra, sinistra, centro, sopra o sotto. Sono una condizione pre-politica, che deve necessariamente stare a cuore a tutti.

Recentemente lei è stato tirato in ballo nella vicenda Mose dall’ex sindaco di Venezia, il professore Giorgio Orsoni. Come replica a quei rilievi.
Non entro nella discussione perché lo stanno facendo i miei avvocati.

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