Primarie Veneto, Moretti: se perdo, resto a Bruxelles

Oggi a Padova confronto fra i tre candidati alle primarie regionali del centrosinistra. «Mi sono impegnata a dimettermi da parlamentare – dice Rubinato – e restare in Regione 5 anni sia che io vinca che all’opposizione. La priorità va al Veneto. Lavorò in parlamento fino alle elezioni regionali, mi è stata fatta questa richiesta ma non ho nessun problema a dimettermi se il partito me lo chiede». «L’mpegno che ho profuso in questi anni continuerà come ho sempre fatto – spiega Pipitone – perché la cosa pubblica è il bene di tutti. Ieri mattina stavo controllando l’applicazione della legge sul diabete che ho aiutato a far approvare». Per Alessandra Moretti, «noi veniamo giudicati semplicemente dal voto dato in plenaria, sono stata presente al 75%, mi mancano al 100% solo due sedute e questo perché ero a Roma con il confronto con i grillini. In caso di vittoria ho dichiarato che mi impegnerò per la mia regione e resterò in Regione per cinque anni perché credo che abbiamo l’opportunità questa volta per cambiare verso».

Sul tema spinoso del project financing, Antonio Pipitone ha affermato: «sulle grandi opere bisogna capire se sono utili veramente ai veneti o solo agli affaristi. In sanità sono una corda al collo, dei pozzi dove il fondo non si vede, quindi sicuramente no in sanità. Sulle strade si può ragionare se fatto con intelligenza e ragionevolezza». Secondo Alessandra Moretti, «la grande falla del governo Zaia è stata la mancanza di pianificazione strategica per le opere infrastrutturali. Onestà e trasparenza anche qui. Metteremo a disposizione tutti gli strumenti per fare si che non ci siano altri scandali. L’autorità indipendente anti corruzione è fondamentale». A giudizio di Simonetta Rubinato, i project financing «hanno spolpato le risorse destinate alla cura e assistenza dei veneti, grave problema che sta ipotecando le risorse da mettere a disposizione dei cittadini. Troppo comodo fare progetti di finanza con gli amici, l’imprenditore deve prendersi i rischi di impresa. Non sono il male in sé ma lo strumento con cui corrotto e corruttori hanno addirittura costruito società come Adria Infrastrutture spa».

Sullo scandalo del Mose per Simonetta Rubinato, «la regione deve diventare trasparente e per farlo serve applicazione massima della legalità, sì a gare che si giochino nel rispetto nella libera concorrenza. Serve un dirigente anticorruzione in collegamento con Cantone. Propongo l’adozione della ‘carta di avviso pubblico‘ – continua – di principi etici che guidano le scelte amministratori in tema di conflitto di interessi, nomine interne e nomine enti partecipati regionale. Il Veneto deve recuperare danno profondo di immagine di quello scandalo». Secondo Antonio Pipitone, il sistema «va scardinato e noi su questo tema abbiamo fatto proposte forti: delega ad assessore alla trasparenza, chi ha diffamato così il Veneto non può avere alcun beneficio, quindi stiamo lavorando per togliere ogni vitalizio a chi è stato coinvolto. Inoltre bisogna far girare i dirigenti che hanno competenze in appalti perché altrimenti magari si creano connivenze, togliere acqua in cui nuotano pesci sporchi». A giudizio di Alessandra Moretti, «le finestre sono state chiuse per troppo tempo, bisogna spalancare per far entrare aria nuova. Vogliamo mandare a casa la classe dirigente che ha svilito il ruolo del politico e siamo chiamati a riconquistare fiducia con trasparenza e onestà. Il Commissario Cantone – conclude – è stato voluto proprio per la trasparenza: noi nomineremo un’autorità indipendente che affianchi il commissario».

 

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