Emra, “veneziano” nel Cie di Bari

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Non ha il permesso di soggiorno, in Italia non ci può stare, così il prefetto di Venezia ha stabilito che ad attenderlo c’è il processo di espulsione verso la terra d’origine, la Serbia. Emra Gasi, però, è nato a Napoli e vive a San Donà (Venezia) dal 2000, e , dal Cie di Bari dove attende la sua sorte, spiega che «in Serbia non ci sono mai stato, neanche lo so parlare il serbo».

Nei suoi 22 anni di vita  ha passato momenti difficili, dalla morte del padre alla droga, è affetto dall’epatite C e gli è stato certificato un handicap cognitivo.  Fino a 17 anni possedeva il passaporto della madre, al compimento del diciottesimo anno avrebbe dovuto presentare richiesta di cittadinanza italiana, ma non l’ha fatto.

Emra, come detto, ha un ritardo psichico, la madre è analfabeta, il padre è morto di tumore e il fratello è malato di Leucemia. Insomma: non era in grado di occuparsi della questione e nessuno dei famigliari poteva aiutarlo, in un modo o nell’altro, a sbrigare questa pratica burocratica. E così, fermato a un controllo di polizia, è risultato essere clandestino.

«Dicono che è “entrato” illegalmente in Italia perché è nato in Serbia e portano come prova il suo passaporto serbo. Ma in realtà quello è il documento della madre: Emra Gasi ha un certificato di nascita italiano in cui è scritto nero su bianco che è venuto al mondo a Napoli — protesta l’avvocato che segue il suo caso , Uljana Gazidede —. Ma il giudice di pace di Bari ha detto che comunque non è italiano e dovrà andarsene».

Secondo l’avvocato, tuttavia il giovane è sconosciuto alle autorità serbe: «Il consolato di Trieste ci ha comunicato che non è mai stato registrato alla loro anagrafe». E adesso Gasi è chiuso in una stanza, a 800 chilometri dalla sua casa di San Donà, nella burocratica terra di nessuno.

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