Fiera Vicenza, “xe nostra” eccome

«La fiera è un luogo di incontro, un market-place italiano, dove si rappresentano tutti. E più stranieri vengono qui, più il business parla italiano. Sto male quando sento dire “la fiera xe nostra”. Più numerosi sono gli stranieri che partecipano a “The boutique show” e a Dubai, più positiva è la ricaduta per tutti noi». Così il presidente della Fiera di Vicenza, Matteo Marzotto, sul Giornale di Vicenza di oggi. Che oggi come oggi l’internazionalizzazione sia una via obbligata, per una realtà fieristica aggiornata al mercato globale, non ci piove. Ma occhio a non esagerare: fino a quando il padrone incontrastato della spa di viale dell’Oreficeria, Achille Variati (66% delle azioni, come sindaco del Comune e presidente della Provincia di Vicenza) non deciderà di vendere, l’azienda è in netta maggioranza pubblica, dei cittadini. Perciò è e deve restare nostra, dei vicentini. Non, poniamo, di veronesi, arabi o chissà chi altri.

Non è una questione nominalistica o di lana caprina, magari imbibita di nostalgie dirigiste per il tempo andato in cui la Fiera era un ente. E’ un doveroso promemoria al buon Marzotto affinché tenga sempre a mente che se, Dio non voglia, il suo ottimismo non dovesse tradursi realismo, a rimetterci i soldi saremo tutti noi contribuenti (oltre alle categorie produttive riunite nella Camera di Commercio). Ad esempio: se quest’anno il bilancio si chiuderà in utile, lo sarà anche per aver mantenuto in vita l’esposizione di maggio. Che succederà se nel 2015 non ci sarà più? Non contando, ma bisogna contarlo, che l’anno prossimo si sentirà pure l’effetto dell’ammortamento pieno della spesa per il nuovo padiglione (4,4 milioni di euro di oneri per ripagare il mutuo da 33 milioni).

Riguardo all’annuncio del presidente della Fiera di Verona, Ettore Riello, secondo cui in primavera «si potrà concretizzare» un’aggregazione con Vicenza tramite o fusione o sinergie (che son due cose completamente diverse: nel primo caso si sconvolge l’assetto societario, nel secondo no), occorre puntualizzare che l’assemblea dei soci di Veronafiere, nell’approvare il 27 novembre l’aggiornamento del piano industriale e il bilancio previsionale 2015, si è limitata ad autorizzare il cda a fare i necessari approfondimenti di uno studio di fattibilità. Come dire: se è amore, fra Vicenza e Verona, non siamo neanche al petting, ma agli sguardi corteggiatori a distanza. Quanto seducenti per andare al sodo, non è dato sapere.

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